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martedì 22 luglio 2014

Pizza, ricerca ed accoglienza. Eccellenza Pepe in Grani.

In questo luglio di feste improvvisate e feste organizzate, abbiamo scelto di assaggiare la famosissima pizza di Pepe in Grani, una delle pizzerie più rinomate della Campania, a Caiazzo,  piccolo borghetto, silenzioso e un pò isolato della provincia casertana.

Alle 23 e 30 di martedì, c'era gente, tanta gente, ma la prenotazione aveva funzionato e siamo arrivati giusto in tempo, senza attendere neanche un minuto.
Forse l'ora, forse una coincidenza, il Maestro era all'ingresso e ci ha accolto con straordinaria gentilezza, consigliandoci il tavolo sul belvedere, privato ed adatto alla nostra cena.

Abbiamo scelto i nostri must per iniziare, crocchè e bruschette ed abbiamo indugiato sul menu per le pizze, curiosi ed affamati.
Se fosse stato possibile avremmo ordinato tre pizze ciascuno, anche solo per assaggiarle e scoprire le combinazioni di gusto di cui tanto si parla, ma abbiamo optato per una Margherita ed un'Alletterata, riservandoci di tornare a provare tutte le altre (un pò alla volta, intendiamoci).

Chiacchiere, birra ai ceci e arietta fresca hanno fatto volare l'attesa delle portate.
L'antipasto era gustosissimo, il crocchè delicato e bollente, come quello della nonna, di una nonna attenta e meticolosa, sapiente e artista delle patate e delle fritture.
Le pizze, eh le pizze!Affrontate le foto di rito, ci siamo tuffati nei piatti.
Sapori delicati, e ben bilanciati, una pasta soave, perfettamente lievitata e associazioni originali di gusti classici e buonissimi.
La cottura sebbene non perfetta, era ampiamente compensata dalla sofficità saporita e memorabile della pasta, merito della lievitazione naturale con lievito madre.

Abbiamo assaggiato entrambe le pizze che abbiamo diviso con poca classe e tanto entusiasmo. L'abbinamento del tonno fresco con il sedano, la cipolla, la mozzarella, il basilico e la crema di ceci realizzava una fantasia deliziosa, che inaspettatamente lasciava un sapore fresco e leggero in bocca, senza parlare della Margherita, il cui pomodoro, intenso e delicatissimo, da solo, sarebbe bastato per una recensione a cinque stelle.



Il dolce, buonissimo, anche se ormai eravamo già sazi.

Sazi, contenti e soddisfatti di aver assaporato una delle eccellenze della ristorazione campana, tempio di maestria tecnica ed ospitalità.





Pizzeria Pepe in Grani, Caiazzo (Ce)

martedì 14 gennaio 2014

ETTORE GIURADEI_ LIVE IN SUCCIVO (CE)

Succivo (CE), o… Succivo “nel Michigan”, come ci siamo divertiti a dire l’altra sera.

illustrazione cd Giuradei_ Mirella Nania


Bar di periferia, come piace a noi. Più sono piccoli, più sono affollati, più l’aria è familiare, più ci piace, più ci sentiamo a casa.

Tra amici che si abbracciano, e “non amici” che si abbracciano, che cantano a squarciagola canzoni allegre, o dal testo serio ma che sembrano comunque allegre.

guarda il video_ Sbatton le finestre

Ettore Giuradei in forma. Libri di favole ad accoglierci all’ingresso della sala, e cd.

Sguardo attento e grande energia.
Una sala buia e un evento un po’ “segreto”, per sostenere il progetto “SVANIRE”, cortometraggio di BlowUpFilm.

Don Rafael Bar, piccolo ma audace e forte cuore pulsante della piazza.

Foto un po’ buie un paio di video, per condivisione di divertimento.

guarda il video_ Strega




Una serata un po’ nascosta e quasi riservata, in una realtà di periferia, in cui, ovviamente, ci siamo anche noi. E, a dirla tutta, ne andiamo quasi fieri! Osservare la città dall’esterno ci rende svegli e attenti, senza pregiudizi, e liberi di vivere ogni città come fosse la nostra.
Gli eventi, grandi o piccoli che siano, sappiamo apprezzarli!

Del resto, come direbbe Itaiata de Sa, percussionista dei Negrita, virtuoso e appassionato musicista, non ha alcuna importanza “dove” e “con chi”.
La sua risposta, semplice e disarmante, è sempre una sola: “E’ musica!”

Giuradei live

Si! E’ musica! E a noi la musica piace!

sabato 28 dicembre 2013

GLI ORSETTI DEL CUORE_ live @ club Etnie_ Marcianise (CE)

Ore 11:00 del giorno dopo. Gli Orsetti del Cuore stanno ancora dormendo, lo so. 
Si, forse alcuni fanno finta di essere svegli, ma non sono lucidi, ne sono certa. 
E come potrebbero, dopo l'infinita - indimenticabile - intensa performance di ieri sera?


"cachissi e tiempi sono maturi" recita Biagio Pantofola sulla locandina dell' evento. 
Ed è proprio vero: dopo dieci anni di assenza dallo showbiz Gli Orsetti del Cuore si presentano al loro pubblico affamato con un repertorio ricchissimo, un look impeccabile, ed una grinta formidabile. 
UNICA DATA AL MONDO... speriamo proprio di no! 

Biagio Pantofola e Bernardo Alice_ backstage

Un club Etnie stracolmo, pullulante più del solito. Arrivata in ritardo, come mio solito, mi sono sentita addirittura dire: "eh, vedi se riesci ad entrare"; e a dirla tutta, non è stato così semplice farsi strada tra la folla in estasi.
Biagio Pantofola_ Rockstar

C'è da dire, certo, che il biglietto non costava come quello degli Aerosmith e che il "nuovo" batterista, accuratamente selezionato, ha un ruolo di prim'ordine nella gestione del suddetto club. (Ma del resto, nascere star, o presidente, non è mica una colpa!)
guarda il video_ gli orsetti del cuore in cerca del batterista


Saranno stati il fascino travolgente del frontman in rosso, le fantastiche proiezioni, la profondità dei testi impegnati, o semplicemente la sensualità del chitarrista, fatto sta che di donne che si strappavano i capelli con tale veemenza non ne avevo mai viste così tante in quel club!
Gli Orsetti del Cuore_ "cachissi e tiempi sono maturi" live 2013


Verità inoppugnabili quali "a Recale si fa il vino con l'uva", storie travolgenti nonché commoventi "decantate" in brani quali "delusione 1" e "delusione 2" e capolavori strappalacrime come "ucraina di Maddaloni", hanno riempito d'emozione il cuore dei fans, che imploranti hanno chiesto un bis, e un bis, e ancora un bis.
testo originale_ 'o purtiere 'e notte_  copyright Gli Orsetti del Cuore


La band non si è risparmiata: ha concesso tutto, e anche di più. Trattandosi dell'unica data al mondo, del resto, non avrebbe potuto fare altrimenti.

Biagio Pantofola si è denudato come un Jim Morrison della provincia di Caserta all'auge della sua carriera, seminando sul pubblico agguerrito pezzi del suo guardaroba rigorosamente di alta moda.

una piccola postilla: si è vero... molte delle donne in fibrillazione erano le mogli delle stars, e molti dei personaggi ambigui e poco raccomandabili nel pubblico erano stati pagati come prefiche in vacanza. (o forse erano amici?)

ma del resto... a noi cosa importa?

era L'UNICA DATA AL MONDO!!

voi l'avete vista? 





Gli Orsetti del Cuore sono:

Biagio Pantofola_ voice
Fratm Pascale_ guitar
Bernardo Alicia_ bass
Carlo Santantimo_ violin
Giacomino 'o filosofo_ guitar
Ndonio_ drums
Angelo de Culix_ cameriere

videos: https://www.youtube.com/channel/UCIoe8ore4BkFtwaqLHdipVA/videos

facebook_ gli orsetti del cuore
facebook_ biagio pantofola

facebook_ club Etnie Marcianise

venerdì 26 aprile 2013

"VISIONI" da architetti_ Giuseppe Mascolo @ NEA, Napoli


Velocità, ritmo, sintesi. Il video proiettato allo spazio "Nea" di piazza Bellini, a Napoli, in occasione della mostra “Visioni”, (17 aprile 2013) , ha lasciato il segno. Del resto, è proprio di segni che si parla: tracciati, linee, disegni che modificano il territorio; curve, o rette, che delineano gli spazi.  Giuseppe Mascolo, protagonista indiscusso, nella vita e nella galleria, mette in scena i suoi lavori, di architetto, e di artista. Li mette in scena, come solo lui sa fare, col sorriso beffardo di chi sa di avere qualcosa da esprimere.

Complice il suo video-maker, cinematographer Stefano Aletto, (si… proprio come una delle Erinni), che cattura al meglio l’emozione di una creazione artistica e ne coglie, e sottolinea, le sfumature istintive. Una lenta e brevissima introduzione, una sorta di overture: l’architetto che apre la finestra, e guarda ciò che lo circonda, passaggio imprescindibile per poter dare vita ad un qualunque progetto e, soprattutto, per “immaginare concretamente” una città diversa. Un respiro profondo, e la vita inizia. Pervade l’artista, che diventa solo un mezzo. Una carezza veloce e sensuale al tavolo da disegno, sostegno affidabile e compagno di meditazione. La lama scorre a tagliare il foglio, e carta gommata. Gesti automatici, per chi li ha fatti mille volte, e che racchiudono un fascino misterioso. Ci fosse stata la china a sbavare nei momenti sbagliati, il quadro sarebbe stato completo. Ma una biro, e niente china. Penna a sfera, e acquerelli. Comincia lo stato di trance. Giacca e occhiali scuri, la creazione prende vita, senza paura alcuna di sporcarsi le mani.




La colonna sonora è perfetta, e il ritmo si fonde col rumore, o col suono, della penna sul tavolo. Il disegno è pensato dalle mani, e scorre veloce, di certo più veloce dei pensieri. Quando tutto è solo un po’ più calmo, l’acqua chiama dai bicchieri di plastica, e parte il colore. Pochi istanti dopo, il disegno è finito. Le mani sono sporche, lo sguardo soddisfatto.

La visione si è manifestata. Ora, si può anche andare via.




cinematographer_ Stefano Aletto                              
production_ CamerastyloFilm
camera assist_ Palmer Vitagliano
performer_ Giuseppe Mascolo
voce_ Salvatore Castaldo

cartoline autografate



Alle pareti i disegni.

Nello spazio un’installazione in ferro dall’alto della quale, in un’atmosfera suggestiva, il poeta Salvatore Castaldo recita alcuni brani estratti da “Le città invisibili” di Calvino.

A disposizione dei curiosi tavole di progetti. Lo studio si chiama MARASMA studio, ed è gestito dagli architetti Giuseppe Mascolo e Debora Marrazzo.




sabato 6 aprile 2013

VENTINOVE, una giornata del cazzo...E IL MONDO NON C'è PIù

Titolo il post per citazioni, se Riccardo Ceres me lo concede, e sintetizzo due emozioni, diverse e difficili da raccontare: quella di aver assistito al  reading natalizio “VENTINOVE, UNA GIORNATA DEL CAZZO”, e quella di aver metabolizzato il suo ultimo disco               “E IL MONDO NON C’è Più”.

Scrivere di un evento di Natale a Pasqua è nel mio stile. Ma il tempo, si sa, è relativo.

E con i tempi lunghi di chi assimila con calma, come l’insulina (retard) che si somministra per la notte, a rilascio lento, a riequilibrare una dolcezza nascosta nel sangue, a cinque mesi dall’uscita del disco, dipendente come da ogni nota che smuova il mio interesse, posso dire di averlo ascoltato molto, e sempre di più. Del resto “quaggiù”, direbbe lui, “siam solo diabetici poeti ed usurai”.

Ben lontano dall’essere, e soprattutto dal voler essere, un fenomeno di massa, accattivante e seducente, mi stupisce ogni volta la facilità con la quale alcune delle sue espressioni mi si ripropongano nelle situazioni più disparate, radicate e inchiodate inconsapevolmente nel cervello delle persone che mi stanno intorno, le quali, già dai primi ascolti, titubanti e diffidenti, non possono fare a meno di assorbirlo e di citarlo.


                                                                                                           
Se l’atmosfera dark si mantiene costante, è senza dubbio più rarefatta rispetto al disco precedente.                
La copertina è bianca, ed è anche un po’ delicata, stordita ormai dalle mie impronte, la dedica un po’ sbavata, e dal continuo sballottamento tra macchina, casa ed ufficio....

martedì 8 gennaio 2013

HENRY CARTIER-BRESSON @ Reggia di Caserta_ (meglio tardi)

BREVE PREMESSA SUI RITARDI (mentali e non).  [Post scritto il 05/01/2013]

4 gennaio
Ore 03:39. Jarmusch club, Caserta. 
"Noi domani mattina andiamo a una mostra" 
"Ah... domani mattina dici? ma a che ora?"    
"A. dice alle 10:00, quindi verso mezzogiorno" 
"ma una mostra... di che? di chi?"     
"Bresson" 
"Chi?" 
"Cartier- Bresson"
 Silenzio. 
"Ah... e chi è??" 
"Un fotografo."                
"Ok. Veniamo anche noi."

Lo so... ieri al Jarmusch c'era qualcuno... ho sentito anche recitare, e suonare un piano. Ma la verità è che sono arrivata tardi. La terza volta dall'inizio dell'anno. E ieri eravamo solo al giorno 4.
Comincio a pensare, a questo punto, che, dopo i motti degli anni precedenti, che recitano rispettivamente:  

" 'o 2010 nun ce l'amma fà chiù c'e sciem" [trad. "nel 2010 ci impegneremo a non frequentare più gli stolti"]
" 'o 2011 "Fuje semp tu/mò te faccio verè io" [trad. "nel 2011 scappa finchè sei in tempo/ma quando è il momento attacca"], e
" 'o 2012 "amma fà sord... ma sord assaje" [trad. "nel 2012 dovremo arricchirci molto"] 

il motto del 2013 "E mò ce n' amma vedè bene" [trad. "e adesso è proprio arrivato il momento di godercela!"] possa quasi, "tranquillamente", prevedere l'aggiunta dell'espressione "MEGLIO TARDI", dove al termine "tardi" lascio la possibilità di attribuire, a seconda delle proprie esperienze ed esigenze personali, la duplice accezione di "in ritardo" e/o quella di "un po' idioti". 

In ogni caso, visto che si tratta del mood 2013, già che dobbiamo godercela, meglio tardi: che non c'è fila, la gente sta andando via, è più buio, c'è più silenzio, la vista è un pò annebbiata, e siamo tutti più rilassati. 

5 gennaio
Ore 10:00. 
"F. ha chiamato. Andiamo? o riprendiamo il coma fingendo di non aver mai avuto alcuna informazione riguardo ad attività mattutine non meglio specificate?"        
"Non sono in grado. Decidi tu. E fammi sapere se mi devo alzare". 
Dieci minuti di silenzio. 
"Ok, alzati. Andiamo". 
Un "ok", il mio, voce rotta, risuona dall'oltretomba.

Ore 12:00. Reggia di Caserta. 
Non parlerò della biglietteria e di quel signore gentile grazie al quale io abbia evitato combattimenti alla Kill Bill il giorno 5 dell'anno nuovo. Sappia, il signore, con la s minuscola, che lo ringrazio, chiunque sia, e ovunque si trovi. 

Giusto per onestà e precisione, quella che non sapeva chi fosse "Bresson" ero io. 
So un po' di cose... ma non le so proprio tutte. 
Quando leggo "Henry Cartier- Besson" sul banner, nel mio cervello si attiva qualche sinapsi, e capisco che non è un nome estraneo al mio database... ma in ogni caso "nun o'sacc'!" [trad. temo di non ricordarmi di chi si tratti]. 

Entro nella Reggia, 10 euro per visitare gli appartamenti e la mostra, e scatto un paio di foto di rito, o di routine, quelle inevitabili che non sono mai belle perché nell’obiettivo non c'entra mai “abbastanza roba”.

Henry Cartier-Bresson. La sua biografia l’ho letta, ovviamente, dopo aver visto la mostra. E non ne parlerò, perché odio le biografie. Schematizzazioni di vite che non servono a niente. A me piace così. Non mi importa chi sia l’artista con cui mi vado a confrontare. Mi importa che mi rimangano nella mente un colore, un’impressione, un sentimento. Meno ne so, più sono contenta, e più spero che mi venga la voglia di conoscere la sua storia, per capirla e poi dimenticarla.

Ed ecco, di seguito, quello che mi ha emozionato della mostra, nonostante il freddo e il sonno, e il freddo da sonno.

Due foto di Matisse: Henry Matisse, 1944. Henry Matisse, Vence, 1944.

Henry Matisse,  1944
Le interazioni tra gli artisti mi affascinano. Molto. Mi piace che i pittori frequentino gli scrittori, che i poeti frequentino i musicisti, che gli scultori frequentino i registi, e che i registi girino documentari sugli artisti. Mi piaceva che i futuristi si scambiassero cartoline di auguri futuriste e cravatte futuriste, e chissà che  ai tavoli dei locali poco fashion nei quali ci ritroviamo di notte non ci siano seduti degli sconosciuti e ancora incompresi Rimbaud o Verlaine, o entrambi. Mi diverte che un fotografo fotografi un pittore, e che poi si allontani dalla fotografia perché lo annoia, e si dedichi al disegno e alla pittura. Una delle mostre più belle che abbia visto nella vita è stata senza dubbio quella di Alphonse Mucha, a Praga, in quale anno non me lo ricordo più. Se penso ai disegni a matita, il mio cervello non riesce a non pensare ai suoi. 

L'Isle-sur-Sorge, 1988

L’Isle-sur-Sorge, 1988. Nel commento si legge che l’autore, al telefono, abbia detto di aver scattato questa foto senza un’intenzione particolare. Da 15 anni aveva perso ogni interesse per la fotografia, dedicandosi alla pittura e al disegno. E la foto, in effetti, sembra soltanto un quadro di Monet.

Una sbirciata veloce ai miei appunti...

"Messa di mezzanotte a Scranno, Abruzzo, 1933"
Tre uomini calvi. “Gufi notturni pietrificati dalla luce” li definisce “Dominique Fernandez”. I cappelli, sull’altare. Un immagine, nello stesso istante, inquietante e quieta.

"Il cardinale Pacelli a Montmartre, 1938"
La folla, in un'armonia perfetta. I personaggi sembrano appartenere alla scena di un film.

"Downtown, New York, 1947" 
Uno scorcio buio. Un uomo, e un gatto. Descrivere New York è sempre superfluo. 

"Parigi, 1961"
Una figura, una strada, e Parigi. Parigi, lo so, è come New York, anche se non ci sono mai stata.

"Diritto alla pigrizia" F1 (i miei amici hanno tutti lo stesso nome, e identificarli con le iniziali è sempre complicato). F1 si avvicina ad una foto: "Terreno comunale, Boston, USA, 1952".          
"Ehy, questa è la nostra foto!". 
Uomini sdraiati sul prato in maniera più o meno casuale e scomposta: diritto alla pigrizia. Sorrido. Proprio ieri raccontavo ad un'amica quanto mi piacesse starmene sdraiata, stramazzata al suolo nella sabbia, capelli non sulla sabbia, ma DENTRO la sabbia. Si.  Abbiamo sempre, tutti, il diritto di piombare a terra quando siamo stanchi, e rimanere sull'erba finchè l'umidità non prenda il sopravvento sulle nostre ossa. 

"Tennesse, USA, 1947"
 Jesus is coming soon. La scritta, incisa su una croce, che domina su un cimitero di auto. 

Tra le più belle, la foto di una donna messicana che porta in giro il suo bambino avvolto in un velo nero, che trasparente e leggero lo protegge come una placenta. Nel nero del velo il rispetto, la serietà e la devozione.

"Siviglia, 1933. Premonizione alla guerra civile"
C'era una volta un libro che avevo trovato in cantina, che si chiamava "Che cos'è la parapsicologia". Libro requisito e sottoposto a consulenza tecnica sui miei presunti poteri paranormali. La mia prof. di storia lo diceva sempre: "Visitatio est quaedam inquisitio"... cazzo [caspiterina] avrei dovuto ricordarmene prima di aprire la porta di casa!! L'inquisizione, comunque, sarebbe stata più gentile. Suppongo che, in un allegro omaggio alla campagna nazista di diseducazione della Polonia, sia stato bruciato come le migliori e rispettabili streghe. 
Si leggeva, in tale manuale tecnico e documentato, che esistesse, negli Stati Uniti, e dove se no, un centro in cui ci si potesse recare per comunicare le proprie premonizioni. Le "testimonianze" dei soggetti che avessero comunicato i loro sogni prima dell'accadimento, sarebbero diventate casi di studio, così come i soggetti stessi. Un po' come al nascondino, bisognava parlare un attimo prima, o qualunque precognizione sarebbe stata considerata non attendibile. 
Cartier-Bresson fotografa dei ragazzini che giocano alla guerra 3 anni prima della guerra vera, in uno scenario di devastazione generale. Casualità, intuito, o premonizione.

e infine...


Marsiglia, 1932
Jim Jarmusch commenta una foto, "Marsiglia, 1932", dichiarando che la foto non abbia bisogno di alcun commento.

Finita la mostra mi guardo intorno negli appartamenti del re: ammiro gli stucchi, cerco di proporzionarmi rispetto ai lampadari, mi interrogo sullo spessore dei vetri delle finestre, e infine osservo le pareti e le porte cercando di capire l'altezza delle stanze. Mi ripropongo, la prossima volta, di tornare con un metro laser. Ad un conto approssimativo, deduco che l'altezza debba essere compresa tra gli otto e i dieci metri. 

no questa non è di Cartier-Bresson, è mia:  Caserta, 2013

Mentre svolgo, assorta, i miei calcoli, mi accorgo che qualcun altro deve aver avuto la mia stessa idea...quando si dice "l'empatia". E da dietro mi arriva una voce, in risposta ai miei interrogativi ancestrali, che afferma: "cà ce iescen tre piani e nu sottotett'!" [trad. considerata l'altezza di questa sala, al suo interno sarebbe possibile ricavarne un edificio di tre piani con sottotetto]

Ecco! Adesso si che mi sento meglio! Del resto, a chi non verrebbe in mente di ricavare dei sottotetti  nelle volte della Reggia di Caserta??!! 

Ahhh! tiro un sospiro di sollievo: menomale che non faccio l'architetto!

oooppppsssss!!! cazzo!! faccio proprio l'architetto!!!

Beh... come dicevo all'inizio... meglio tardi!

lunedì 4 giugno 2012

Riccardo Ceres. Salotto 22/ Club Etnie.


Salotto 22, Caserta, via Mazzocchi. In pieno centro un salotto in vetrina nel quale il sig. Ceres si esibisce con, al suo fianco, il compare Fabio Tommasone. Il piano mi accoglie in salotto, scena ottocentesca di intrattenimento pomeridiano. Non c’è una giovane fanciulla al piano, per fortuna, e l’atmosfera è cupa, come piace a me. Luci soffuse, e nero predominante. È la seconda volta che mi imbatto nel “diluvio” casertano/ceresiano, e percepisco una profonda differenza tra i due tipi di pioggia: torrenziale quella al club Etnie di Marcianise del 28 gennaio, più leggera ed estiva quella del 27 maggio a Caserta.

In pieno inverno il club Etnie, pareti rosse e luci basse, accoglie il diluvio con ombrelli rovesciati appesi al soffitto, e si prepara allo scroscio con molta attenzione. Alcuni sono amici, altri conoscenti, altri come me non hanno la più pallida idea di chi sia Riccardo Ceres. Mi dicono, e io ci capisco ben poco, che sia uno che ha a che fare con la mozzarella. Mi fido. In fondo la mozzarella, da queste parti, è roba buona!!

Il sig. Ceres, a me piace chiamarlo così, è un uomo molto alto, nero dentro, e di grande presenza scenica. Sale sul palco, e lo spazio è già suo. Poi comincia a cantare, o parlare, o ad emettere un suono qualunque, e tutto si ferma. I soliti paragoni mi sembrano inutili … la sua voce si avvicina, un po’, a quella di un po’ di artisti..  “ma a me che me ne importa?” Il concerto funziona, e quando un concerto funziona tutto è azzerato. Rimane la musica, e i paragoni sono solo astrazioni superflue.

Salotto 22_ Caserta

Basta il soundcheck, da Etnie, per fermare la sala. “Quando piove diluvia”, detto per dire, per provare il microfono, ed è magia. “Ma chi è chist?? Azz!!” (“ma chi è custui?? Perbacco!”). ll pubblico è presente, o forse non può fare altrimenti. Non è attento, e probabilmente non lo sono neanche io, che non conosco una canzone, e non capisco tutti i testi. C’è confusione, ma è una confusione di quelle in cui mi piace stare, contenta di aver accettato l’appuntamento al buio con un artista particolare e “violento”. Il carisma è palpabile, la voce è potente, e l’aria è densa. Quasi mi stupisco che sul palco ci siano solo due persone, e questa è la dimostrazione della loro bravura.

Sottile, spigoloso, acuto. Riccardo Ceres è intelligente e conosce la lingua italiana. Me ne accorgo anche se non riesco a capire tutto quello che dice. Ma sento che le parole gli piacciono, e sa usarle. Ahimè, triste ammettere che sia cosa veramente rara! Un attore, più che un cantante, che scandisce, e assapora, e intervalla le sue parole con una consapevolezza disarmante. Non confondere, non appiattire, non urlare, non biascicare, non è da tutti.


L’atmosfera di maggio è più rilassata, e le canzoni che ormai ho ascoltato un po’ di volte si intervallano con mazurche e racconti sui nonni. Sulle radici che non si perdono mai, e che sono ostentate con cura e rispetto. Un tango, un pranzo in famiglia, un bicchiere di whiskey, anche se il vino sarebbe più appropriato, e versioni più dolci. Non si può essere sempre incazzati, o comunque non si può essere incazzati sempre nello stesso modo!!