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domenica 22 marzo 2015

L'ARCHITETTO NON E' UN POLTERGEIST



Oggi mi è venuto un dubbio atroce, una specie di crisi di identità!
E allora ho pensato bene, da donna 2.0, architetto di grido e web addicted, di rivolgermi alla fonte di sapere per eccellenza dei "tempi di oggi", vale il dire WIKIPEDIA: nuova Treccani del copia e incolla, nonché oracolo di Delfi dei momenti di sconforto da smartphone.
E lì, nelle pagine codificate di un dizionario multimediale, ho finalmente ritrovato me stessa. Più comodo, tra l'altro,  e anche più veloce che andare in India. 

Ed ecco, per me e per tutti voi, la definizione di ARCHITETTO:

"L'architetto è la figura professionale [wow!] massimamente esperta [il pathos cresce] della progettazione urbanistica, edilizia e architettonica, del restauro dei monumenti, della progettazione del paesaggio, dell'allestimento, dell'estimo immobiliare e del disegno."

CAZZO! TUTTE QUESTE COSE??!! 

Eppure io mantengo sempre un grazioso ghigno quando mi chiedono: 
"scusa, ma tu sei architetto di interni, o anche di esterni?"

Ma andiamo pure avanti. 

"È storicamente tra gli attori principali della trasformazione dell'ambiente costruito." 
[che gran figo!]

Gli architetti trovano impiego non solo nel campo dell'edilizia, ma anche in settori più o meno affini all'architettura, come design, ergonomia e grafica." 

E aggiungerei che, se necessario, sanno fare anche il caffè.

"Il termine deriva dal greco ἀρχιτέκτων (arkhitekton), parola composta da arkhi (capo), particella che serve a denotare "superiorità", autorità, ma soprattutto pensiero [mi commuovo], ossia responsabilità e consapevolezza di colui che si accinge a costruire, e tékton particella che riguarda l'azione, l'operatività."

sembro proprio una persona seria!!

Quanto a Vitruvio, che nel tempo libero aveva pensato di scriverci su un trattato, tale "DE ARCHITECTURA", pare che secondo lui l'architetto debba avere "doti intellettuali" e "attitudine nell'apprendere", debba conoscere storia, disegno, matematica, filosofia, musica, medicina, giurisprudenza, astrologia, letteratura, storia dell'arte.

Senza scendere nei dettagli e cadere nell'autocelebrazione, pare, così dicono, che l'architetto sia tenuto a sapere un sacco di cose.

Ora, definizione alla mano, vorrei tanto esaminare con attenzione i processi logici e mentali scatenatisi, negli ultimi anni, in molte persone di mia conoscenza, che le abbiano portate a pensare che quello dell'architetto non sia un lavoro.

Non avrebbe, chiaramente, alcun senso domandarglielo. 

Mi andrebbe piuttosto di indagare su quale delle parole suddette non sia chiara; quale di quelle faccia loro immaginare che la consulenza di un professionista sia gratuita; quale faccia pensare che un architetto possa mettere a disposizione a titolo gratuito le sue competenze e le sue esperienze in materia di composizione, sensibilità, fruizione degli spazi, realizzazioni contemporanee, esigenze personali, conoscenza degli aspetti estetici e tecnologici dei materiali, buono e cattivo gusto, teoria della luce ed equilibrio.

Vorrei inoltre ricordare a tutti gli scienziati che decidono di ristrutturare le proprie case, che l'architetto non svolge una funzione di esattore delle tasse, che non vende le sue competenze porta a porta, (e neanche folletto), e che non organizza riunioni tupperware per reclutare adepti assuefatti all'ebbrezza delle plastiche; per cui, a meno che voi non l'abbiate chiamato, non si materializza improvvisamente in casa vostra come un poltergeist o nel vostro salotto come Slimer, imbrattandovi irrimediabilmente le pareti di viscido liquido verde.

Se non ne avete bisogno, care enciclopedie viventi dell'arte del "qui ci vorrei un arco" o del "qui ci va un bidet?", fatene pure a meno, ma, soprattutto, evitate le scene pietose sull'estorsione di consigli utili, perché tanto, vostro malgrado, non sarete comunque in grado di seguirli.

Tuttavia, se proprio ritenete il vostro metodo infallibile, vi consiglio vivamente di applicarlo anche ad altri aspetti, perché nella vita, si sa, è sempre una questione di metodo. 
Se siete sicuri di quello che volete, di quanto costi, di quale sia il risultato migliore, procedete: applicatevi da soli le protesi ai denti, contestate i vostri medici e ditegli che avete confrontato le loro diagnosi con quelle di altri dieci, dite al vostro panettiere che il pane del negozio accanto è più croccante, riparatevi da soli automobili e caldaie, progettatevi l'impianto elettrico, e quando andate al ristorante, dite al maitre che cucinate meglio voi!

per accedere alla professione di architetto in Italia sono richieste:
-  laurea in architettura;
- abilitazione professionale, che si ottiene superando un esame di stato che consiste in quattro prove;
-  iscrizione all'ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori.

Il riconoscimento più prestigioso per un architetto a livello mondiale è il Premio Pritzker, che si può considerare l'equivalente del Nobel.

Buon lavoro!










venerdì 26 aprile 2013

"VISIONI" da architetti_ Giuseppe Mascolo @ NEA, Napoli


Velocità, ritmo, sintesi. Il video proiettato allo spazio "Nea" di piazza Bellini, a Napoli, in occasione della mostra “Visioni”, (17 aprile 2013) , ha lasciato il segno. Del resto, è proprio di segni che si parla: tracciati, linee, disegni che modificano il territorio; curve, o rette, che delineano gli spazi.  Giuseppe Mascolo, protagonista indiscusso, nella vita e nella galleria, mette in scena i suoi lavori, di architetto, e di artista. Li mette in scena, come solo lui sa fare, col sorriso beffardo di chi sa di avere qualcosa da esprimere.

Complice il suo video-maker, cinematographer Stefano Aletto, (si… proprio come una delle Erinni), che cattura al meglio l’emozione di una creazione artistica e ne coglie, e sottolinea, le sfumature istintive. Una lenta e brevissima introduzione, una sorta di overture: l’architetto che apre la finestra, e guarda ciò che lo circonda, passaggio imprescindibile per poter dare vita ad un qualunque progetto e, soprattutto, per “immaginare concretamente” una città diversa. Un respiro profondo, e la vita inizia. Pervade l’artista, che diventa solo un mezzo. Una carezza veloce e sensuale al tavolo da disegno, sostegno affidabile e compagno di meditazione. La lama scorre a tagliare il foglio, e carta gommata. Gesti automatici, per chi li ha fatti mille volte, e che racchiudono un fascino misterioso. Ci fosse stata la china a sbavare nei momenti sbagliati, il quadro sarebbe stato completo. Ma una biro, e niente china. Penna a sfera, e acquerelli. Comincia lo stato di trance. Giacca e occhiali scuri, la creazione prende vita, senza paura alcuna di sporcarsi le mani.




La colonna sonora è perfetta, e il ritmo si fonde col rumore, o col suono, della penna sul tavolo. Il disegno è pensato dalle mani, e scorre veloce, di certo più veloce dei pensieri. Quando tutto è solo un po’ più calmo, l’acqua chiama dai bicchieri di plastica, e parte il colore. Pochi istanti dopo, il disegno è finito. Le mani sono sporche, lo sguardo soddisfatto.

La visione si è manifestata. Ora, si può anche andare via.




cinematographer_ Stefano Aletto                              
production_ CamerastyloFilm
camera assist_ Palmer Vitagliano
performer_ Giuseppe Mascolo
voce_ Salvatore Castaldo

cartoline autografate



Alle pareti i disegni.

Nello spazio un’installazione in ferro dall’alto della quale, in un’atmosfera suggestiva, il poeta Salvatore Castaldo recita alcuni brani estratti da “Le città invisibili” di Calvino.

A disposizione dei curiosi tavole di progetti. Lo studio si chiama MARASMA studio, ed è gestito dagli architetti Giuseppe Mascolo e Debora Marrazzo.




domenica 24 febbraio 2013

RICCARDO DALISI_ Progettare per il mondo reale



Girando per le sale della mostra dedicata all’opera di Riccardo Dalisi “Progettare per il mondo reale” (aperta fino al 23 febbraio presso il PAN di Napoli), mi ritornano in mente le parole pronunciate da un simpatico personaggio di uno dei capolavori cinematografici della Pixar: 

“non tutti possono diventare grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque”

Non so se il vecchio Maestro del design napoletano abbia mai visto le avventure di Remy, topo col sogno di diventare un grande chef, raccontate in “Ratatuille”, ma di certo ne condividerebbe la filosofia.
Questa mostra è l’ennesima testimonianza del lavoro di Dalisi, volto ad opporsi all’architettura e al design “ufficiali” e, di conseguenza, al loro insegnamento confinato tra le spesso asfittiche mura delle facoltà di architettura italiane dove purtroppo, a volte, si insegna a parlare un linguaggio comprensibile ai soli addetti ai lavori. Dalisi invece, come testimoniano le innumerevoli precedenti esperienze, da quella con i bambini del Rione Traiano a quella con gli anziani di Ponticelli, a quelle più recenti con i ragazzi del Rione Sanità, crede fortemente in un approccio “Radicale” all’architettura e al design, il che comporta, di conseguenza,   un rapporto profondamente empatico con quelli che sono gli oggetti ed i luoghi del vivere; una riscoperta della manualità, dell’approccio fanciullesco all’atto creativo, una riaffermazione dell’artigianato locale inteso come riscoperta dei valori di un luogo e non come cliché turistico. Necessaria per Dalisi è la “partecipazione” alla vita della città, che non può essere circoscritta alle elites intellettuali, ma che necessita del contributo di chiunque abbia un’adeguata sensibilità.

                                                                         Dalisi's bike_ ovvero un modo alternativo di raccordare due punti nello spazio


La parte più interessante del percorso espositivo è dunque quella basata sull’interattività e sullo spirito “laboratoriale” che anima la mostra: attraverso appuntamenti settimanali Dalisi cerca di indurre nei visitatori la consapevolezza che chiunque abbia la capacità di essere potenzialmente un “creativo”.

Le sette sezioni della mostra ripercorrono le tappe fondamentali della carriera dell’Architetto/Designer nato a Potenza, ma Napoletano a pieno titolo, e del suo costante e ammirevole impegno nella salvaguardia e diffusione delle sue idee che, al di là che se ne condividano o meno gli esiti formali, hanno la capacità di farci entrare in un mondo che difficilmente da soli riusciremmo ad immaginare.
Rimane solo da chiedersi quanti dei suoi allievi sapranno fare tesoro dei suoi insegnamenti e, custodendone la passione, la visione della vita, la capacita di non uniformarsi ai voleri del mercato, avranno la capacita di generare “nuovi mondi” e quanti, invece, come spesso accade in Italia, finiranno con l’essere schiacciati sotto la personalità del Maestro, imitandone le forme ma tradendone i contenuti.

Dalisi, dal canto suo, non può certo preoccuparsi della questione più di tanto, e sembra voler dire, citando il maestro di Remy in “Ratatuille”: 
“la cucina (o l’arte, o l’architettura, o la vita in generale) non è una cosa per pavidi! Bisogna avere immaginazione, essere temerari, tentare anche l’impossibile e non permettere a nessuno di porvi dei limiti, perché siete quello che siete. Il vostro unico limite sia il vostro cuore”.