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martedì 21 luglio 2015

Lavori in corso_"Har- the sequence of Deb′o·rah"

Secondo video del progetto - installazione "Har-".

Note di regia:
Liberamente ispirato alla figura della profetessa israelita Deborah, dal Libro dei  Giudici, il  video intende narrare una sequenza o, simbolicamente, un  canto.
Una  performance atta a rappresentare il pensiero  di  una  donna o, più semplicemente, di un essere umano.
Una domanda, alla base di questo progetto:
"gli umani, di cui ogni giorno osserviamo le scelte e le azioni, quanto  osservano  i  propri  pensieri?  E  noi?"
Ciò  che  gli  uomini  guardano  sono  le  espressioni.  E la  poesia  sta nel  pensiero.  Deborah  è  consapevole  che  tale  riflessione  sia  letta  da  Dio  e  per  questo  è  a  Lui  che dedica il suo canto, a Colui il quale ne  conosce  tutte  le  intime inclinazioni  e che  ci  invita,  liberamente,  a  "guardarci"  un  po'  più  in  profondità.


Le  azioni  di  noi  uomini  sono  incredibili  ed  le nostre espressioni estremamente varie. Quanto riusciamo veramente a leggerle? 
Il video non è di certo un documento  sulle  sinapsi umane,  ma   la  performance  di  Silvia  Bruni.
Deborah  l'israelita  è  stata  "un  Giudice",  ed  insieme  a  Dio  ha  vinto  una  guerra. 
"Ma  quale  guerra posso  vincere  da  solo?  e  quale  esempio  mi  insegna  l'antichità?"
Ancora  in  lavorazione,  il  video  avrà  una  durata  massima  di  4' .
E'  stato  girato  in  totale  work  in  progress  al  teatro  Lolli  di  Imola - Bologna.



Un ringraziamento particolare va all' associazione TILT  Teatro di  Imola  (BO).

Altri ringraziamento vanno allo scultore Antonio Canova, a Silvia Bruni, performer già presente in Har- da Sofonia, ed al personaggio di Deborah.

regia_ Donato  Arcella
performer_ Silvia  Bruni
tech_ Luca  Tanieli



Donato Arcella_
- IVHAM '15 New Media Arts Festival - Madrid - Spagna, Fest invitado Magmart - Napoles.
- Overflow Transborda '15 Videoart  Alcobaca - Portogallo
- Streaming Festival video art - L'Aja ( NL ) and BOX Videoart Project - Visualcontainer    Milano - Italy. '14
- Human Rights? Internazionale di Arti visive Trento - Italy. '14
- XXXFuorifestival - Arte,  video  e  altre  culture…  Pesaro-Urbino  Italy. '14
http://www.premioceleste.it/donatoarcella

sabato 12 aprile 2014

Installazione da Sofonìa

Har- 1Ts V 1-3

Un tripudio di occhi neri ed espressioni folli.
Sofferenza, forza, audacia, le emozioni che traspaiono dall'ultimo esperimento di Donato Arcella.

Il  video  è  una  performance  ispirata  alla  lettura  del  Libro  di  Sofonia,  libro  tratto dall'Antico Testamento  biblico.



L'audiovisivo  è  parte  del  progetto  HAR-  (monte),  che  includerà  un  portfolio fotografico costituito da fotogrammi tratti dalle  stesse  riprese,  e  video,  tra  sequenze  in  loop  e video  di montaggio.

Si tratta di una "installazione  work  in  progress", senza alcuna sceneggiatura, in cui i personaggi si muovono sulla scena con interpretazioni studiate e consapevoli, ma libere.

 
"Più  che  ispirati  dalle  letture  bibliche, che  riteniamo  senza  tempo, più  precisamente ne siamo  influenzati.  Ciò  che  ci  preme  è  un' attenta  lettura  del  testo, che  poi  diventa libera performance.  
La  regia  è del tutto in divenire.

 
La  scelta  dei  Libri  è  dettata  dalla  poeticità  e dalla  forte  veracità  delle  Scritture,  i  cui significati ci  raccontano  sempre  un' attualità  dello  stato  dell'uomo  e,  spesso,  la sua  incapacità  di camminare  da  solo ". 

Pochi secondi, che vale la pena guardare:

HAR- Donato Arcella

titolo:  Har- 1Ts V 1-3
regia:  Donato Arcella
montaggio: Emmanuele  Pinto
T.I.L.T. group - Imola
Teatro  Lolli  di  Imola ( BO )

1'37". bn. Italia. 2014

mercoledì 4 dicembre 2013

Hysterical literature_ letture eccitanti

Prima dovete guardare il video, e poi possiamo parlare.


ok. la prima domanda è: "è in vendita quel tavolo?"  
la seconda è: "mi interessa chi o cosa ci sia sotto?" 
la terza è: "ci starebbe bene nel mio salotto?"
le risposte a queste domande sono, in odine: "SPERIAMO!!" "NO" e "SI!"

Clayton Cubitt, il fotografo ideatore della web series Hysterical Literature, è stato veramente geniale.
Ha fatto un esperimento semplice: una donna, un libro e qualcuno sotto al tavolo che gioca in maniera molto... tremendamente divertente direi, con il piacere femminile.

Stoya_ Hysterical literature_ Clayton Cubitt


Inutile provare a dire che queste immagini non siano "toccanti"! Io... che sono Cherry, e certe licenze mi sono concesse, ammetto di aver sentito tutti sensi drizzarsi in allerta fin dall'inizio; e poi, man mano che il video procedeva, una tensione sottile mista a curiosità saliva... fino a quando nervosamente ho tenuto strette le gambe, accavallandole e serrandole in maniera quasi ermetica. Subito ho pensato al mio Mister J., e se avessi avuto i giusti poteri lo avrei fatto materializzare qui immediatamente!

Ovviamente dopo Stoya mi sono incuriosita (eh beh anche le donne possono) ed ho guardato tutta la serie. Le donne sono diverse, e certamente ognuna ha una propria scansione ritmica dell'eccitazione, ma tutte sembrano travolte da un'onda anomala di piacere!

Alcune si abbandonano alle vibrazioni, alltre cercano di trattenersi, tutte si divertono e sono quasi certa che nessuna ricorda i dettagli della lettura!!

                                                                                                                                 Solè_ Hysterical literature_ Clayton Cubitt

A dirla tutta mi annoia un pò filosofeggiare sulla meccanica del piacere, sul fatto che (dopo lunghe battaglie sull'amore... e blablabla), questi video attestino la presenza della signorina Vagina, come entità autonoma rispetto a noi, pur sempre gioielli di perfezione. 

LEI, sempre Vagy, ed i suoi istinti animali, può addirittura prendere il sopravvento sull'autocontrollo e la razionalità. E consentitemelo...vivaddio! Mica è permesso solo agli uomini agire come teste di cazzo! 


                                                                                                                               Alicia_ Hysterical literature_ Clayton Cubitt

La web series è stata virale: milioni di visitatori si sono fiondati su youtube per ascoltare queste letture erudite ed interessanti! 

Aaaahhhh! il potere della cultura!!!
e questa lettura, quanto ci fa divertire?!

Vi posto qualche altra session... studiate!

Teresa
 


Solè

Se proprio vi siete appassionati 
il sito di Clayton é http://hystericalliterature.com/




Se poi, i maschi fossero troppo curiosi di sapere se ci divertirebbe fare questo giochino,
la risposta è SI

Industriatevi, la creatività paga sempre.

CL

martedì 8 gennaio 2013

HENRY CARTIER-BRESSON @ Reggia di Caserta_ (meglio tardi)

BREVE PREMESSA SUI RITARDI (mentali e non).  [Post scritto il 05/01/2013]

4 gennaio
Ore 03:39. Jarmusch club, Caserta. 
"Noi domani mattina andiamo a una mostra" 
"Ah... domani mattina dici? ma a che ora?"    
"A. dice alle 10:00, quindi verso mezzogiorno" 
"ma una mostra... di che? di chi?"     
"Bresson" 
"Chi?" 
"Cartier- Bresson"
 Silenzio. 
"Ah... e chi è??" 
"Un fotografo."                
"Ok. Veniamo anche noi."

Lo so... ieri al Jarmusch c'era qualcuno... ho sentito anche recitare, e suonare un piano. Ma la verità è che sono arrivata tardi. La terza volta dall'inizio dell'anno. E ieri eravamo solo al giorno 4.
Comincio a pensare, a questo punto, che, dopo i motti degli anni precedenti, che recitano rispettivamente:  

" 'o 2010 nun ce l'amma fà chiù c'e sciem" [trad. "nel 2010 ci impegneremo a non frequentare più gli stolti"]
" 'o 2011 "Fuje semp tu/mò te faccio verè io" [trad. "nel 2011 scappa finchè sei in tempo/ma quando è il momento attacca"], e
" 'o 2012 "amma fà sord... ma sord assaje" [trad. "nel 2012 dovremo arricchirci molto"] 

il motto del 2013 "E mò ce n' amma vedè bene" [trad. "e adesso è proprio arrivato il momento di godercela!"] possa quasi, "tranquillamente", prevedere l'aggiunta dell'espressione "MEGLIO TARDI", dove al termine "tardi" lascio la possibilità di attribuire, a seconda delle proprie esperienze ed esigenze personali, la duplice accezione di "in ritardo" e/o quella di "un po' idioti". 

In ogni caso, visto che si tratta del mood 2013, già che dobbiamo godercela, meglio tardi: che non c'è fila, la gente sta andando via, è più buio, c'è più silenzio, la vista è un pò annebbiata, e siamo tutti più rilassati. 

5 gennaio
Ore 10:00. 
"F. ha chiamato. Andiamo? o riprendiamo il coma fingendo di non aver mai avuto alcuna informazione riguardo ad attività mattutine non meglio specificate?"        
"Non sono in grado. Decidi tu. E fammi sapere se mi devo alzare". 
Dieci minuti di silenzio. 
"Ok, alzati. Andiamo". 
Un "ok", il mio, voce rotta, risuona dall'oltretomba.

Ore 12:00. Reggia di Caserta. 
Non parlerò della biglietteria e di quel signore gentile grazie al quale io abbia evitato combattimenti alla Kill Bill il giorno 5 dell'anno nuovo. Sappia, il signore, con la s minuscola, che lo ringrazio, chiunque sia, e ovunque si trovi. 

Giusto per onestà e precisione, quella che non sapeva chi fosse "Bresson" ero io. 
So un po' di cose... ma non le so proprio tutte. 
Quando leggo "Henry Cartier- Besson" sul banner, nel mio cervello si attiva qualche sinapsi, e capisco che non è un nome estraneo al mio database... ma in ogni caso "nun o'sacc'!" [trad. temo di non ricordarmi di chi si tratti]. 

Entro nella Reggia, 10 euro per visitare gli appartamenti e la mostra, e scatto un paio di foto di rito, o di routine, quelle inevitabili che non sono mai belle perché nell’obiettivo non c'entra mai “abbastanza roba”.

Henry Cartier-Bresson. La sua biografia l’ho letta, ovviamente, dopo aver visto la mostra. E non ne parlerò, perché odio le biografie. Schematizzazioni di vite che non servono a niente. A me piace così. Non mi importa chi sia l’artista con cui mi vado a confrontare. Mi importa che mi rimangano nella mente un colore, un’impressione, un sentimento. Meno ne so, più sono contenta, e più spero che mi venga la voglia di conoscere la sua storia, per capirla e poi dimenticarla.

Ed ecco, di seguito, quello che mi ha emozionato della mostra, nonostante il freddo e il sonno, e il freddo da sonno.

Due foto di Matisse: Henry Matisse, 1944. Henry Matisse, Vence, 1944.

Henry Matisse,  1944
Le interazioni tra gli artisti mi affascinano. Molto. Mi piace che i pittori frequentino gli scrittori, che i poeti frequentino i musicisti, che gli scultori frequentino i registi, e che i registi girino documentari sugli artisti. Mi piaceva che i futuristi si scambiassero cartoline di auguri futuriste e cravatte futuriste, e chissà che  ai tavoli dei locali poco fashion nei quali ci ritroviamo di notte non ci siano seduti degli sconosciuti e ancora incompresi Rimbaud o Verlaine, o entrambi. Mi diverte che un fotografo fotografi un pittore, e che poi si allontani dalla fotografia perché lo annoia, e si dedichi al disegno e alla pittura. Una delle mostre più belle che abbia visto nella vita è stata senza dubbio quella di Alphonse Mucha, a Praga, in quale anno non me lo ricordo più. Se penso ai disegni a matita, il mio cervello non riesce a non pensare ai suoi. 

L'Isle-sur-Sorge, 1988

L’Isle-sur-Sorge, 1988. Nel commento si legge che l’autore, al telefono, abbia detto di aver scattato questa foto senza un’intenzione particolare. Da 15 anni aveva perso ogni interesse per la fotografia, dedicandosi alla pittura e al disegno. E la foto, in effetti, sembra soltanto un quadro di Monet.

Una sbirciata veloce ai miei appunti...

"Messa di mezzanotte a Scranno, Abruzzo, 1933"
Tre uomini calvi. “Gufi notturni pietrificati dalla luce” li definisce “Dominique Fernandez”. I cappelli, sull’altare. Un immagine, nello stesso istante, inquietante e quieta.

"Il cardinale Pacelli a Montmartre, 1938"
La folla, in un'armonia perfetta. I personaggi sembrano appartenere alla scena di un film.

"Downtown, New York, 1947" 
Uno scorcio buio. Un uomo, e un gatto. Descrivere New York è sempre superfluo. 

"Parigi, 1961"
Una figura, una strada, e Parigi. Parigi, lo so, è come New York, anche se non ci sono mai stata.

"Diritto alla pigrizia" F1 (i miei amici hanno tutti lo stesso nome, e identificarli con le iniziali è sempre complicato). F1 si avvicina ad una foto: "Terreno comunale, Boston, USA, 1952".          
"Ehy, questa è la nostra foto!". 
Uomini sdraiati sul prato in maniera più o meno casuale e scomposta: diritto alla pigrizia. Sorrido. Proprio ieri raccontavo ad un'amica quanto mi piacesse starmene sdraiata, stramazzata al suolo nella sabbia, capelli non sulla sabbia, ma DENTRO la sabbia. Si.  Abbiamo sempre, tutti, il diritto di piombare a terra quando siamo stanchi, e rimanere sull'erba finchè l'umidità non prenda il sopravvento sulle nostre ossa. 

"Tennesse, USA, 1947"
 Jesus is coming soon. La scritta, incisa su una croce, che domina su un cimitero di auto. 

Tra le più belle, la foto di una donna messicana che porta in giro il suo bambino avvolto in un velo nero, che trasparente e leggero lo protegge come una placenta. Nel nero del velo il rispetto, la serietà e la devozione.

"Siviglia, 1933. Premonizione alla guerra civile"
C'era una volta un libro che avevo trovato in cantina, che si chiamava "Che cos'è la parapsicologia". Libro requisito e sottoposto a consulenza tecnica sui miei presunti poteri paranormali. La mia prof. di storia lo diceva sempre: "Visitatio est quaedam inquisitio"... cazzo [caspiterina] avrei dovuto ricordarmene prima di aprire la porta di casa!! L'inquisizione, comunque, sarebbe stata più gentile. Suppongo che, in un allegro omaggio alla campagna nazista di diseducazione della Polonia, sia stato bruciato come le migliori e rispettabili streghe. 
Si leggeva, in tale manuale tecnico e documentato, che esistesse, negli Stati Uniti, e dove se no, un centro in cui ci si potesse recare per comunicare le proprie premonizioni. Le "testimonianze" dei soggetti che avessero comunicato i loro sogni prima dell'accadimento, sarebbero diventate casi di studio, così come i soggetti stessi. Un po' come al nascondino, bisognava parlare un attimo prima, o qualunque precognizione sarebbe stata considerata non attendibile. 
Cartier-Bresson fotografa dei ragazzini che giocano alla guerra 3 anni prima della guerra vera, in uno scenario di devastazione generale. Casualità, intuito, o premonizione.

e infine...


Marsiglia, 1932
Jim Jarmusch commenta una foto, "Marsiglia, 1932", dichiarando che la foto non abbia bisogno di alcun commento.

Finita la mostra mi guardo intorno negli appartamenti del re: ammiro gli stucchi, cerco di proporzionarmi rispetto ai lampadari, mi interrogo sullo spessore dei vetri delle finestre, e infine osservo le pareti e le porte cercando di capire l'altezza delle stanze. Mi ripropongo, la prossima volta, di tornare con un metro laser. Ad un conto approssimativo, deduco che l'altezza debba essere compresa tra gli otto e i dieci metri. 

no questa non è di Cartier-Bresson, è mia:  Caserta, 2013

Mentre svolgo, assorta, i miei calcoli, mi accorgo che qualcun altro deve aver avuto la mia stessa idea...quando si dice "l'empatia". E da dietro mi arriva una voce, in risposta ai miei interrogativi ancestrali, che afferma: "cà ce iescen tre piani e nu sottotett'!" [trad. considerata l'altezza di questa sala, al suo interno sarebbe possibile ricavarne un edificio di tre piani con sottotetto]

Ecco! Adesso si che mi sento meglio! Del resto, a chi non verrebbe in mente di ricavare dei sottotetti  nelle volte della Reggia di Caserta??!! 

Ahhh! tiro un sospiro di sollievo: menomale che non faccio l'architetto!

oooppppsssss!!! cazzo!! faccio proprio l'architetto!!!

Beh... come dicevo all'inizio... meglio tardi!