Scrivere
di un evento di Natale a Pasqua è nel mio stile. Ma il tempo, si sa, è
relativo.
E con i
tempi lunghi di chi assimila con calma, come l’insulina (retard) che si
somministra per la notte, a rilascio lento, a riequilibrare una dolcezza nascosta
nel sangue, a cinque mesi dall’uscita del disco, dipendente come da
ogni nota che smuova il mio interesse, posso dire di averlo ascoltato molto, e sempre
di più. Del resto “quaggiù”, direbbe
lui, “siam solo diabetici poeti ed usurai”.
Ben
lontano dall’essere, e soprattutto dal voler essere, un fenomeno di massa,
accattivante e seducente, mi stupisce ogni volta la facilità con la quale
alcune delle sue espressioni mi si ripropongano nelle situazioni più disparate,
radicate e inchiodate inconsapevolmente nel cervello delle persone che mi
stanno intorno, le quali, già dai primi ascolti, titubanti e diffidenti, non
possono fare a meno di assorbirlo e di citarlo.
Se
l’atmosfera dark si mantiene costante, è senza dubbio più rarefatta rispetto al
disco precedente.
La copertina è bianca, ed è anche un po’ delicata, stordita ormai dalle mie impronte, la dedica un po’ sbavata, e dal continuo sballottamento tra macchina, casa ed ufficio....
La copertina è bianca, ed è anche un po’ delicata, stordita ormai dalle mie impronte, la dedica un po’ sbavata, e dal continuo sballottamento tra macchina, casa ed ufficio....
