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martedì 28 marzo 2017

#trentacoglione #1_ trentaconfusi

Trentaconfusi... no, trentacoglioni.

Secondo post dell'era CherrySpeech, con una necessaria premessa: io non sono femminista, sono gli uomini che proprio non ce la fanno.
Meglio...sono (alcuni) uomini che in questo preciso momento storico non riescono a comportarsi con coerenza e dignità. Sono #trentacoglioni ecco tutto.




Raccolgo testimonianze, chiedo, mi informo da tempo, almeno cinque anni, ed inizio a pensare che la generazione maschile nata tra il '75 e l'85 sia stata contaminata da qualche cibo tossico, altamente tossico, che ha disintegrato parti essenziali del cervello (e del cuore), responsabili di sensibilità, coerenza, responsabilità e coraggio. Non ho dati sufficienti sugli esemplari fuori dalla decade incriminata, ma se fossero a vostra disposizione, sentitevi liberi di suggerire integrazioni.

Esemplifico:

1.
Una donna adulta (a trent'anni circa qualifichiamola come adulta!) incontra un baldo giovane.
Il suddetto giovane è piacente (ha un certo quid), diciamo che supera la massa informe di cerebrolesi, egoisti, fancazzisti fieri del loro essere, e si decide di uscire insieme scoprendo una certa intesa.
Certa intesa, ad una certa età, potrebbe anche significare cessione consapevole delle proprie virtù per godere del momento, nell'ottica dell' #ognilasciataèpersa
Gli stati sequenziali sono:
entusiasmo, conivolgimento e poi morte. Morte certa.

Perchè?

Dopo un certo numero di appuntamenti (3-7 circa) la donna inizia (erroneamente) a credere che quella che si configurava come un'intesa anomala e fine a se stessa, potrebbe qualificarsi come una frequentazione più o meno formalizzata. Ci si potrebbe innamorare insomma. (ci si potrebbe, sottolineo).

ERRORE IRREVERSIBILE.



Quello è il momento esatto in cui l'uomo (noto come il trentacoglione) inizia ad indietreggiare.
Lentamente indietreggia con fare filosofeggiante, accampa una lentezza (ritardo sarebbe decisamente appropriato) nella gestione del rapporto (in opposizione ad una conclamata velocità della partner) e si disintegra nell'etere vigliacco ed apparentemente godereccio del "rimaniamo amici, ora non sono pronto".

Continuo a chiedermi: "perchè?"

L'homme (noi, burloni napoletani, aggiungeremmo con piacere allegri epiteti) crede che il passaggio da scopamici a fidanzati (in senso largo) provochi qualche strana esplosione nucleare?

Rassicuriamoli: non esplode niente, va tutto bene. Respirate, respirate, respirate.
Cercate nel buco nero della vostra smisurata personalità un pò di coraggio, quel tantino che serve a rischiare (se vale la pena, è chiaro) ed a mettersi in gioco in una RELAZIONE.

2.
Una donna (sempre adulta) è felice e contenta nella sua allegra e senza speranze ricerca dell'uomo perfetto, quanto tutt'a un tratto incappa nel corteggiatore, stalker, sedicente marito prossimo.
Non le piace subito, ma non le dispiace neanche. Lui insiste, si accanisce. Per qualche perversa ragione si convince che Lei (la povera vittima) sia la prova del successo planetario che riscontrerà con tutte le donne e non può mollarla per nulla al mondo, pena la fine dell'universo.
Si presenta caparbio, gentile, brillante, educato, addirittura galante a tratti.
Quello che ad un occhio lucido dovrebbe essere uno sfigato qualunque (alla ricerca disperatissima di una scopata facile), diventa un uomo deciso, desiderabile.
Convince le amiche. Anche quelle più rigide e disilluse iniziano a pensare che in fondo uno su mille ce la fa e così il gioco è fatto.

Lei capitola. Si concede (mentalemente innanzitutto) e inevitabilmente perde la lucidità.

ERRORE IRREVERSIBILE.



Lui (sempre il trentacoglione), raggiunto il suo spicciolo traguardo (superato il primo turno ad eliminazione della champions alla playstation, per intenderci), si disinteressa completamente alla cosa e scappa a gambe levate.

E così, quella che doveva essere una freccia di Cupido, si trasforma in uno spiedo più o meno lungo che infilza giovani fanciulle, che invece di cuocersi nei tempi giusti, si brucia carbonizzato con una tristemente sola (e discutibile) fiammata. 
La domanda è sempre la stessa: "perchè?"

Ci penso, ci penso, ci penso. Non riesco a darmi una risposta che abbai una sua logica.
Credo che l'errore sia esattamente questo: cercare una spiegazione coerente con la logica di una donna.
Gli uomini sono uomini. Se fossero donne non sarebbero trentacoglioni.

ps 
Le generalizzazioni non sono mai un buon metodo d'analisi. Le eccezioni esistono, gli uomini giusti esistono.
Molti sono gay (ma questa è un'altra storia).

CL



giovedì 5 gennaio 2017

Il Giorno Uno.

Il Giorno Uno è quando decidi che le cose cambiano.

E' quando compri un nuovo fondotinta prima che il tuo si sia esaurito fino all'ultima goccia, e pure quello di tua sorella e di tua madre; è quando temperi una matita che non ti serve solo per il gusto di vederla appuntita; quando realizzi che non terrai mai l'armadio in ordine, ma che scriverlo nella lista delle cose da fare ti da una certa soddisfazione.

Il Giorno Uno è quando decidi di non essere più in ritardo, sfidando il tuo dna.


Le stagioni, che non sono più mezze, non ti aiuteranno. 
Senza riferimenti, senza equilibrio e senza ordine, il Giorno Uno è quello in cui prendi l'incertezza, la pieghi in quattro parti e te la metti in tasca.

Nel Giorno Uno la paura esiste, ma ha perso il suo smalto, perché la paura, si sa, non serve a niente.
"Indossare il vuoto con classe" forse sarà sempre di moda, tra chi osserva la propria vita riflessa nelle vetrine dei negozi nei centri commerciali. La verità è che metterti gli occhiali da sole non ti farà avere più carisma e sintomatico mistero se sei un coglione.


Il Giorno Uno è quello in cui sai che sbaglierai ancora e ancora, ma decidi di farlo con serenità.Quando decidi che le pentole vuoi graffiartele da solo e che le verità, come le uova, preferisci che te le sbattano in faccia piuttosto che farci lo zabaione di prima mattina.


Il Giorno Uno non ha niente a che vedere con l'inizio dell'anno. E' quello in cui ti accorgi di quante cose sono cambiate, e per la prima volta dopo tanto tempo sorridi, perché per la prima volta finalmente, ti rendi conto che è solo l'inizio!
Buon anno! buon 2017!

Che i vostri giorni siano sempre diversi uno dall'altro.
Questo è l'augurio più bello che senta di fare a tutti!

sabato 31 dicembre 2016

Buon 2017, tra misfatti, asintoti e amatissimi almanacchi!

Apro l'Internet e cerco il post dei propositi e dei saluti dell'ultimo dicembre, quello con cui ho salutato il 2015 ed accolto con grandi auspici il 2016, non c'è.

Ecco svelato il misfatto!

La congiuntura cataclismatica che tanto ha reso insopportabile questo 2016 è una mia responsabilità.



Mi sento quindi in dovere di mettere nero su bianco le mie riflessioni ed i miei migliori auguri, a vantaggio di tutti.

L'anno è scivolato via veloce, velocissimo, tanto che i propositi ( elaborati nella mente ed annotati qui e lì, in agende smarrite chissà dove), sono rimasti, in gran parte tali.
In compenso abbiamo fatto cose, visto gente, imparato moltissimo, soprattutto su noi stessi e sul valore delle vere amicizie, sull'intuito, sul talento, sull'amore e sulla vita.



Lontani dall'essere divenuti saggi, ricchi e divini, abbiamo capito cosa vorremo essere in quest'anno che sta per arrivare, dove vorremo andare e cosa ci servirà.
Il come non è incerto, è in costruzione.
Il tempo non è noto, ma la dead-line cristallina.
L'impegno è chiarissimo, tende asintoticamente a + infinito, direttamente proporzionale alla gloria ed inversamente al tempo ( necessario ai goals).

Come sempre, tanto fumo, fucsia si sa, come piace a noi, inebriante, aromatizzato e multilingua.

Il mio augurio è la mia personalissima tradizione, tratto da:



Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Si che è vero, ne sono certa, come ogni anno e quindi,
tanti auguri a tutti noi*







Il ciclo di vita del proposito medio, altro che "effimera"!

Ogni anno puntualmente qualunque essere vivente (anche i sassi e le foglie suppongo) reputa sia il caso di cimentarsi nell'arte dei propositi!
Tecnicamente la cosa si verifica almeno 2 volte all'anno, nei casi più gravi ogni santo lunedì mattina ma limitandoci alla norma, si attesta a settembre e a fine dicembre!
L'anno finisce?
Si fanno i bilanci e a braccetto con loro si palesano i famosi propositi, quei pensieri quasi sempre super buonisti, in cui il nostro cervello si imbatte impantanandosi alla grande!


Ebbene, quest'anno sarò più buona,

domenica 2 ottobre 2016

Arance, banane e molte verità.

Oggi mi sento simpatica e sebbene, il titolo faccia presagire un intento polemico, voglio dichiarare che no, ho proprio voglia di farmi una risata e così farò alcune riflessioni in relazione ad alcune simpatiche situazioni.

Tutte hanno un tema dominante: la simpaticissima relatività delle opinioni o presunzione.

Presunzione ad esempio di ritenere che tutto sia relativo ed oggetto di opinione personalissima.
L'antidemocraticismo che in me è latente mi fa già rabbrividire quando ascolto opinioni fantasiose su questioni sociali o estetiche (ma quello è un mio problema), quando tuttavia si affrontano questioni tecniche, scientifiche, accademiche, il circo del "la mia opinione è..." è davvero esilarante.
Soprattutto in quei casi in cui un'opinione non è contemplata, poichè esiste una realtà oggettiva autoevidente. es. 1 banana + 1 banana = 2 banane. 

(Storia n1)

A tal proposito un'amica ha pubblicato su facebook questo simpatico sistema di equazioni da fruttivendolo che ha eccitato le menti matematiche dei suoi amici. 



mercoledì 18 maggio 2016

Una vita immaginata di Ian Curtis

Ecco due spine nella zampa sulla figura di Ian Curtis che mi volevo togliere da diverso tempo.
Ho pensato che fra tanti necrologi più o meno sentiti ci sia posto anche per tentare di offrire una visione un po' diversa da quella canonizzata.
Ian agnello di dio che monda i peccati dal mondo, Ian sacrificio umano di una generazione X che si crede senza speranze, accettato come icona severa scolpita nella roccia, come un busto di Cesare (il taglio di capelli c'era) dai darkettoni della generazione Y, i millenial come me, nati dopo la sua morte violenta (e stupida). E oggi vagamente ricordato come cantante del gruppo della maglietta con le righine tanto amata degli hipsters.
 

Scrivo ascoltando Blast Furnace di Converter, nessuna atmosfera mancuniana o nostalgie. Per quello bastano i live di Peter Hook, bassista di Joy Division e New Order pronto a farvi scatenare sui vecchi pezzi di quel glorioso 1979.
E nessuna documentazione o excursus storico. Quello che vi propongo è un gioco, forse un po' irriverente vista l'importanza di Ian Curtis in un -parziale- immaginario collettivo.
Ian aveva costruito la sua immagine severa con delle attente scelte sulla grafica, l'illuminazione nei concerti, il tipo di dichiarazioni alla stampa, fino a raccomandarsi che nessuno del gruppo facesse battutine sciocche e sorrisi durante le interviste. Sapeva di ottenere per lui e la band un'immagine austera che inquietava un pubblico abituato all'attitudine it's only rock'n'roll, capelli lunghi e let's party. E voleva che questo immaginario da lui creato fosse preso sul serio e facesse parlare. L'operazione riuscì eccome, procurandogli ciò che voleva: successo e groupies. Perché era quello che i ragazzi di periferia di Manchester cercavano e ottennero.
 

L'assurdo suicidio lo cristallizza per sempre in questa bolla, dove è una marionetta con le convulsioni epilettiche sotto i lampi bianchi abbacinanti. Un santino portato in processione da goffe figure monacali.
Poi arrivano gli anni 80. Arrivano sul serio. Capelli cotonati, il tipico modo di ballare di tendenza, spalline più lunghe delle braccia e calzoni col risvolto sopra la caviglia da far impallidire un desiner milanese di oggi. Esplosione di stili gotici, neo romantici.
Anche Rober Smith nel 1979 aveva i capelli corti, una t-shirt bianca e un chiodo. Poi bamm! Gli esplose un polipo di cheratina sulla testa.

Mi chiedo cosa sarebbe successo a Ian se avesse resistito al richiamo di una corda e una sedia per beffarsi di tutti col suo egocentrismo. Se avesse aspettato un giorno, un mese, per accorgersi che in fondo non era male avere un gruppo di successo, una moglie da cui comunque poteva separarsi e divorziare, una bambina, una groupie innamorata, schiere di fan adoranti e il rispetto della scena post-punk, new wave di cui sarebbe comunque stato visto come un elemento di tutto rispetto.
 

Un Ian Curtis che segue i suoi compagni nell'avventura techno pop, va in tour con gli Erasure e viene ripreso dai tabloid scandalistici in flirt con Debbie Harry o Grace Jones, che voleva qualche dritta su come eseguire She's Lost Control e da cosa nasce cosa. Ian Curtis chiamato venduto dai veri punk duri e puri che boicottano i suoi concerti perchè non solo non è un Kompagno, ma è certamente pure un fascista (si autodefiniva un tory, un conservatore). È quello che sarebbe successo se fosse venuto a suonare nella politicizzatissima Italia, che lo avrebbe trattato in maniera vergognosa. Lo avrebbe difeso Red Ronnie, mentre i punk dei centri sociali gli tiravano i pomodori marci addosso. Allora non è meglio che l'Italia per lui sia rimasta quella delle tombe del cimitero comunale di Staglieno delle copertine di Closer e Love Will Tear Us Apart?

Se avesse vissuto altri anni ancora non sarebbe entrato nel Mito del Rocker Suicida sotto Kurt Cobain e sopra Rozz Williams (stai comodo?).

Cantando successi techno pop kitch, orecchiabili e onnipresenti in ogni supermercato, rilasciando dichiarazioni discutibili che lo avrebbero fatto odiare più di GL Ferretti e Donald Trump messi insieme, con la sua fama che declina piano piano come quella di un povero Adrian Borland qualunque (chi? appunto), per poi suicidarsi stempiato e con la pancetta nell'indifferenza generale degli anni 2000. Oggi non staremmo a ricordarci di lui tanto ossessivamente e staremmo bene lo stesso, grazie. Felice iannimortario a tutti.

martedì 10 maggio 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot


"Lo chiamavamo Jeeg Robot" è la prova materiale del fatto che con un'idea si possa vincere (su) tutto.
 Un cerchio che si chiude, una storia ben strutturata, completa e coerente dal primo all'ultimo minuto.
Un supereroe a Roma, in un contesto reale, preciso e definito.
Per quelli che, come me, hanno vissuto un'infanzia spensierata, sdraiati sulla poltrona  del nonno a guardare i cartoni animati, tutto ha un senso.
La pagina in bianco e nero di un fumetto nascosto sotto pelle si colora magicamente, e riaffiora, come un tatuaggio segreto.
Il gioco è lo stesso di sempre: i cattivi che vogliono conquistare il mondo, e i buoni che cercano di salvarlo. Un demone buono e un demone cattivo, si scontrano (in me), direbbe Morgan. Prima di incontrarsi,  i due demoni, si dimenano tra furti, droga e violenza... e vanità. Perché l'affermazione di se stessi, e del proprio potere, passa anche attraverso l'immagine.
Il contesto è crudo, la colonna sonora è forte, la fotografia di grande effetto.
Gli attori sono (in)credibili, la sceneggiatura divertente, i colpi di scena non mancano.
L' eroe buono è un po' stordito ed inesperto, distratto e disilluso; subisce mutazioni genetiche come Hulk, perde la sua amata come Ken il guerriero, affronta il suo antagonista come nei migliori combattimenti tra robot.
L' Hiroshi Shiba dei quartieri popolari, Devilman contemporaneo, ama una donna fragile, che gli illumina la vita con delicatezza.
Il livello non cala mai, con Marinelli e Santamaria all'altezza di Superman e Spiderman.
L'eroe cattivo è di paiettes vestito, è vanitoso, capriccioso e inauditamente violento, con lo sguardo dolce delle menti perdute, quello che inganna.
Non ci sono artifici né prese in giro. E' una racconto di fantasia reale al 100%.
Non è magia, è  il cinema italiano con la sua intelligenza, che buca lo schermo senza bisogno di effetti speciali, senza fumo e controfigure; che si avvale di attori  bravi, di storie concluse, che comunica in maniera sottile, creando l'armonia alternando bellezza, sensibilità, violenza, forza, e semplicità.
Perché per essere supereroi non servono sovrastrutture.
Il coraggio è dentro, e si esprime nella voglia di raccontare una storia.
E se non una batmobile non te la puoi permettere, sappi che non è necessaria: è sufficiente una maschera di lana.

venerdì 12 febbraio 2016

Serata Cover, riflessioni ed impressioni: siamo alla TERZA!

Solitamente più si ripongono aspettative e più si rimane delusi.
Ecco, diciamo che così ci siamo sentiti ieri sera mentre guardavamo il Festival giunto alla sua terza serata. 
Beh, diciamo pure che dopo il successo di mercoledì era obbiettivamente difficile replicare, impossibile superarsi e la leggera flessione dei dati di ascolto riflette chiaramente una serata seguita sì ed anche molto, ma non con la stessa intensità. 
Magari è normale, magari invece ci si aspettava di più dalla serata cover e dagli artisti in gara...
Certo è che ad ascoltare più di 20 canzoni quasi di fila, si fa fatica a rimaner svegli e certo è pure che sono confermate tutte le impressioni delle serate precedenti riguardo alla conduzione ed all'impostazione generale:



_L' ottimo padrone di casa Carlo Conti si lascia distrarre solo dalla simpatia di Virginia Raffaele, in arte Donatella Versace, inedita e perfetta anche ieri, mentre Madalina si mostra ancora una volta molto più a suo agio con la lingua italiana rispetto a Garko che opta per l'autoironia senza troppo successo. 


_Ospiti i Pooh al completo che festeggiano i loro 50'anni di carriera. Dopo la Pausini e Ramazzotti, quindi, si continua a canticchiare in platea con un pubblico decisamente elettrizzato e tutto lascia prevedere che sarà così anche stasera con l' ospitata di Elisa. 



Nonostante il problema tecnico dei voti della sala stampa non conteggiati per due dei ragazzi in gara tra i giovani, che si sono visti cambiare l'esito della loro performance, la serata procede serenamente con le cover che potevano essere interpretate dai singoli cantanti o con vari accompagnamenti:

_A parte Patti Pravo che decide di fare la cover di se stessa, la maggior parte dei cantanti in gara opta per mostri sacri della canzone italiana, si va da Cocciante a Dalla, da De Andrè a Battisti, da Pino Daniele a Modugno. Emoziona una super emozionata Francesca Michielin con "Il mio canto libero", carica esplosiva per Noemi in "Delicato" della Bertè, stupisce Clementino con un'ottima interpretazione di  "Don Raffaè". 


Molto bella anche la performance di Rocco Hunt e la sua "Tu vuò fa l'Americano" che trasforma  per qualche minuto l'Ariston in una sorta di discoteca (mentre molti inizano a parlare di Festival di Napoli o addirittura di San Gennaro) , convincono anche Arisa e Scanu, ma poi arrivano gli Stadio con  "La sera dei miracoli" di Dalla e non ce n'è più per nessuno. 
Per un attimo arrivano a duettare persino con Lucio e l'atmosfera del teatro si colora di magia. 
E' un tripudio che li porta a vincere la serata cover!



Seppure non fosse facile misurarsi con tali brani, quasi tutti i cantanti in gara hanno comunque dato vita a buone interpretazioni e rivisitazioni, ma quello che proprio non ci è piaciuto in assoluto  - di nuovo - è stato Morgan in gara con i Bluvertigo. Oltre che afono, infastidiscono le sue eccessive e forzate movenze e speriamo con tutto il cuore che stasera vada a casa, magari insieme a Garko ;-)



_In una serata non proprio scorrevole e veloce, per non addormentarci abbiamo poi dato un occhio anche a qualche abito e anche qui ritroviamo una spiacevole riconferma con Arisa, che nonostante la bellissima canzone scelta e ben interpretata, è passata dal golfino lungo della zia a un super abitino tutto pailettes. Incontra invece parere più che favorevole dal pubblico a casa la mise rosso fuoco di Annalisa che, tutto sommato, non dispiace neanche a noi!



_Passata la mezzanotte, più di una critica si levava dal pubblico dei giovanissimi per il ritardo di apparizione dell'attesissimo Hozier, critiche diventate presto polemiche. 
In effetti, il giovanissimo idolo, oltre al ritardo, si è esibito in una sola canzone e nessuno ha pensato ad abbozzargli un cenno di intervista.
Capiamo i tempi, già ampiamente dilatati, e pure la difficoltà di Conti ad improvvisare qualche altra frase di inglese maccheronico, ma 5 minuti sono effettivamente troppo pochi per chi aspetta, chi è ospitato e pure chi lo paga (che in questo caso coincide con chi aspetta)!



Insomma, ammesso pure un calo per così dire fisiologico, speriamo in una quarta serata più improntata allo "spettacolo" dei primi giorni, anche se non va assolutamente sottovalutato il fattore "portafogli"!
Siamo abbastanza sicuri, infatti, che una serata come questa abbia avuto un costo nettamente inferiore rispetto alle cifre da capogiro di cui si parla per le prime super ospitate, e, quand'è così, ben venga giocare anche e soprattutto in casa! ;-)

Ci RIaggiorniamo a domani dunque, ma, stavolta, non vi assicuriamo di arrivare fino alla fine!

giovedì 26 novembre 2015

Black Friday? Il primo vero benvenuto al Natale!

Sapete che giorno è oggi?

Oggi, 26 novembre 2015, in America si festeggia il Thanksgiving Day, il giorno del Ringraziamento, quella festa tanto caruccia ed amata dai milioni di tacchini che, ahimè, anche quest’anno verranno rimpinzati con ripieni più o meno tradizionali ed accompagnati da patate rigorosamente dolci e salsa ai mirtilli.
ALT, non ce ne vogliano i tacchini, ma non è nostra intenzione impelagarci in un post filo-vegetariano, anzi, ad essere onesti, la questione al momento non tange minimamente il nostro interesse.
Dicevamo piuttosto del Ringraziamento, che, oltre ad essere l’occasione in cui si rende grazie a Dio per quanto “raccolto” e fatto durante l’anno, cadendo negli Stati Uniti il 4° giovedì di novembre, è anche un modo per dare l’avvio ai preparativi del Natale, un po’ come da noi succede per la festa dell’Immacolata l’8 dicembre.
Ed infatti, se ci pensate, quanti giorni mancano al Natale?
Rullo di tamburi…30!
Giusto un mese ci separa da slitte, babbo Natale, alberi, regali, pacchi e pacchettini_
giusto un mese manca alla festa più adorata dell’anno…CHE FELICITA’!



Ebbene, nonostante sia notoriamente risaputo che sconti e promozioni iniziano a gennaio e che, una volta finiti bisogna aspettare fino a luglio per gli attesissimi saldi di stagione, oggi esistono altre paroline magiche, sconosciute forse ai più, che sono un vero toccasana per gli amanti dello shopping.
[PRESENTE!]


Avete mai sentito parlare di Black Friday e Cyber Monday?
Chiunque di voi bazzichi tra store e shop online sa di cosa parlo!
Il venerdì nero, ovvero il venerdì successivo al giorno del Ringraziamento, è infatti da anni considerato come il PRONTI - PARTENZA - VIA alla stagione degli acquisti natalizi.
Consiste in un giorno di eccezionali sconti e promozioni anticipate che spingono ormai milioni di consumatori ad accaparrarsi capi e pezzi di collezioni attuali a prezzi super convenienti!
Che cosa meravigliosa, non trovate?! *_*


E non finisce qui, al Black Friday, segue a sua volta il Cyber Monday (letteralmente, “lunedì cibernetico”), una giornata all'insegna di sconti e ribassi online soprattutto nel settore dell’elettronica, il Black Friday dell’e-commerce per intenderci.
[per la serie, chi ha detto che il lunedì è una brutta giornata?!]
Entrambi gli eventi si sono propagati e diffusi dall'America in tantissimi altri paesi tanto da diventare veri e propri fenomeni: file di persone sono solite accamparsi fuori i negozi anche con tende per passare la notte, il traffico impazzisce e le vendite schizzano a livelli impressionanti.

In Italia, dite?
Beh, nonostante tecnicamente non siano più dei “neonati” (pur risalendo a 90 anni fa, il Black Friday è infatti esploso negli Stati Uniti intorno agli anni ’80), si sa che il nostro paese risulta sempre un po’ lentino e restio alle novità, e quindi, nel Bel Paese, vuoi pure per l’effetto anti-crisi che rilasciano, è da pochissimi anni che abbiamo familiarizzato con questa nuova generazione di sconti.
In particolare, qui da noi il fenomeno resta più circoscritto al web ed infatti Amazon, come già anni fa Apple, Unieuro, MediaWorld, Euronics e simili, sono già pronti a scatenarsi e far scatenare, ma un po’ tutte le grandi case commerciali si apprestano a salutare l’evento, tant'è che toccherà tutti i settori, dall'abbigliamento, agli elettrodomestici, fino ai giocattoli.


E siccome quando vi parliamo delle cose ci piacerebbe che voi ne faceste anche un’esperienza diretta, vi segnaliamo dove potreste vivere un enorme Black Friday “fisico”, cioè in store.
Alla Reggia Designer Outlet di Marcianise, ad esempio, domani ci sarà il 30% di sconto aggiuntivo in tutti i negozi che hanno aderito all'iniziativa e c’è pure chi stupisce, come l’Atelier Bencivenga che offre ai suoi clienti non solo il venerdì nero, ma l’intero weekend.














Del resto, come si dice, il nero (già) sfina, è (il) sintomo dell'eleganza, se ci aggiungiamo pure questa,da domani siamo pronti a professarci pii e devoti sostenitori del total black peggio della pece!
Che sia per avvantaggiarci con qualche regalo di Natale, per fare l’affare dell’anno o semplicemente per coccolarci un po’, godiamoci pure questo nero, nerissimo venerdì, con tutto il fascino di cui la “SALDI-MANIA” gode forse ancor di più dello shopping in sé.
[qualcosa mi dice che seppure fosse capitato di venerdì 13, avremmo messo in fila anche la superstizione!]

mercoledì 2 settembre 2015

LET'S START! | SI RICOMINCIA!!

2 settembre, perché il giorno #1, che sia di gennaio o di settembre, non si lavora, o comunque non si lavora mai sul serio!!






















Lo START!, però, è quello di ieri, di una mattina in cui ci alza dal letto senza gru e senza sveglia, ci si guarda intorno, si annusa l'aria del mattino, e si punta al verde.

E se il mare non è più a portata di mano, fortuna che a quattro passi c'è un bosco in cui perdersi, splendente di smeraldo, e con lanterne da Campi Elisi.

Si ricomincia con il piede giusto!
Quello che da il via ad una corsa rigenerante, che disintossica i piedi stanchi di affondare nella sabbia, e la testa e le spalle dalla musica assordante e dai troppi mojito bevuti responsabilmente, perché alla fine, diciamocelo, se si è felici si può ballare tutta la notte anche da sobri! 
E poi l'abbiamo capito che un cicchetto ci sta, ma cinque sono troppi 
(ma questo poi riguarda l'età).







L'importante è fermarsi ogni tanto, e guardarsi intorno. Respirare, recuperare le energie, e ricaricarsi di colori e di emozioni. Quando impariamo a godercele, le emozioni, non c'è niente che possa turbarci davvero, e niente che possa rubarci il tempo!

E' solo dopo essersi fermati veramente, che si può veramente ricominciare a ballare! 
ooopppsss.... a lavorare!!





lunedì 8 giugno 2015

Bianco, nero e sfumature di occhi _Bowie ed i sogni!


Scopro oggi, ieri (ieri, causa fuso mentale) a soli 23 anni dal giorno delle nozze, che David Bowie sia sposato con una donna bellissima. Nera come la pece e denti di perla, oltre che gambe mozzafiato... ma questo mi pareva ovvio ancora prima di vederla. fasciata in un vestito di bianco violento, cos' come tradizione che si rispetti vorrebbe. Perchè diciamocelo, se deve essere bianco, che bianco sia.


Mi permetto una piccola parentesi sui colori ...

giovedì 19 febbraio 2015

Incanto. TZN

Dopo Capodanno la nube fucsia ci ha travolto.
Eventi su eventi, film e progetti ci sono letteralmente piovuti addosso ma come di consueto, l'ombrellino colorato era girato al contrario e fortunatamente abbiamo un salvadanaio ricchissimo di input e cose da raccontare.

Stanotte però la mia riflessione è leggera e parte da un'emozione semplice ed a tratti banale, Incanto.

Sanremo è scivolato via un pò incolore e scontato; la notizia più chiacchierata è stata la scelta di Emma di pagare di tasca sua i vestiti da gran sera, non troppo entusiasmante ça va sans dire.

Anzi, non troppo entusiasmante fino a quando è arrivato sul palco Tiziano. Si, esattamente Tiziano Ferro.



Una ballata cadenzata da un ritmo semplice e costante che ti entra nella testa e pian piano ti conquista, ti fa innamorare.

L'incanto semplice dell'amore, della paura, del tremore. Dolore e rancore si sciolgono in una nebbiolina passata ed arriva la dolcissima sensazione di pace e rifugio nell'altro.
C'è desiderio, protezione e sempre sole.
Vita, condivisione e incanto.

E poi c'è lui, c'è Tiziano.

E' moderno, è social, è normale.
Nonostante il successo internazionale, per qualche strana alchimia, che non escludo potrebbe anche darsi colpisca solo me, continua a sembrarmi una persona vicina, conosciuta, un amico.
Uno che conosco o potrei conoscere, vicino appunto.
E come quando un amico si esibisce e lo si sostiene, così io sostengo Tiziano, sembra quasi che sia mio amico e quindi tifo per lui.

Stasera va così, rifletto e mescolo le informazioni. Incanto mi piace e mi piace la disarmante semplicità dell'amore nelle sue strofe fitte, questo amore a tratti così raro e così complesso, tanto che sembra scomparire, nascondersi.
Io non sono speranzosa, non sono un'ottimista, come dice Burke (in un notissimo episodio di Grey's anatomy) io sono sicura, sicura che esista e tant'è ;-)



mercoledì 31 dicembre 2014

Volate alto, alzate la posta *Buon 2015*

Il 31 è arrivato e con esso il consueto classico messaggio alla Nazione.
Il messaggio non è del Presidente ma il mio e chi mi conosce sa già quali sono i tastini che toccherò.

Innanzitutto come consuetudine: 


Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Leopardi è sempre Leopardi.

E' stato un anno ricco, intenso ed avvincente.
Abbiamo sognato, lavorato sodo e visto la realizzazione di molti progetti,
abbiamo osato, sperimentato e qualche volta anche esagerato,
abbiamo viaggiato e colonizzato nuove mete, alcune di persona altre con i nostri manufatti.
Abbiamo riso moltissimo e pianto di tanto in tanto,
abbiamo litigato, discusso e mangiato in abbondanza.
abbiamo fatto le corse e nonostante tutto siamo arrivati quasi sempre in ritardo, ma in grande stile.
Emozioni, emozioni ed emozioni come se piovesse d'estate e pure d'inverno.

A conti fatti siamo felici e ci auguriamo di esserlo sempre di più.

Volate alto, alzate la posta ed abbiate il coraggio di sognare.

Buon 2015*







mercoledì 12 novembre 2014

Un angolo di Cina nel cuore di Spaccanapoli_ Qualcosa di tè!

A Napoli il primo tea shop per educare al rito ed alla cultura della bevanda più diffusa al mondo!





Dimentichiamo per un attimo la Cina onnivora "imitatrice" di qualsiasi cosa e pensiamo all'enorme culla di cultura che rappresenta, ricca di autentiche e millenarie tradizioni.


Per capirci, rilassatevi un attimo e andate con la mente al Tibet, ai monaci, alla pace... Ci siete?


L'atmosfera...

giovedì 18 settembre 2014

#TravelTipsFucsia

Siamo ormai al 18 settembre, il rientro dalle vacanze è stato affrontato (metabolizzato no, ma ci stiamo lavorando ;-) e la mia bacheca è stata invasa nell'ordine: dalla Festa delle rete, da Miss Italia ed ora dalle Fashion Week.

[Eh beh, ho tutte le fortune(oltre ad avere tutte le qualità, cit.) e thanksgod, amici fighi che vale la pena seguire ;-)]


source Pinterest


Resta in arretrato una quantità indescrivibile di cose:
un numero imprecisato di esami,
bollettini da pagare (che purtroppo non si perdono mai),
chiletti da smaltire,
amici da richiamare,
post da scrivere,
programmi e plan stilati in pieno delirio, pieni di buoni propositi da rispettare,
resoconti ed album delle nostre amatissime vacanze.

Quest'anno il team si è "dato", per usare un'espressione "triviale ed inflazionata", abbiamo girato un pò, collezionato sorrisi, occhi a cuoricino, musica, immagini, colori, sensazioni ed esperienze.

Alcune cose avremmo voluto condividerle subito (ed in parte lo abbiamo fatto dai nostri profili personali), altre trattenerle per "custodirle", altre proteggerle dai cosiddetti "occhi nguoll" che quando si fa qualcosa di bello c'è sempre qualcuno pronto a dire "beato te", " ti è andata bene", "hai guadagnato un bel pò per divertirti così", e via con i riti apotropaici per contrastare i certi ed imminenti cataclismi.


source Pinterest


Ciò premesso, per evitare romanzati racconti di un mesetto trascorso in lungo e largo, snelliamo ed ottimizziamo con una serie di #traveltipsfucsia, osservazioni, pensieri e suggerimenti tappa per tappa.

Dovrebbe funzionare ;-)
Stay tuned!


venerdì 30 maggio 2014

Inspired by Ferrari

Si chiamano Hypercar, le supercar delle supercar, e il problema è non farle volare.
Assemblate come aerei, ma per un numero un po' ridotto di passeggeri.

LaFerrari
Per diventare proprietario de "LaFerrari" devi aver acquistato altre due Ferrari nuove di zecca nelle concessionarie ufficiali ed averne possedute almeno sei nei dieci anni precedenti.
Una cosa per pochi intimi, dunque? Solo 499 esemplari. SOLD OUT.

800 cavalli, che neanche nelle migliori favole, un motore elettrico, due frizioni e tanta fibra di carbonio. Rossa fiammante, come un buon Valentino.

Stamattina un video sulle Hypercar Ferrari, prodotto in attesa dell'arrivo in pista dell'ultimo gioiello, "LaFerrari", ci ispira più che mai. 




Una carica di buonumore ed energia.

Siamo una squadra, anche noi, e ci vantiamo di essere italiani, e di lavorare in Italia in un momento in cui tutto è faticoso. 
Noi, come le testerosse del video, siamo allineati e viaggiamo nella stessa direzione.

Puntiamo alla meta, e la velocità è tutto.



La verità? non ci serve LaFerrari (a parte il fatto autoevidente che non possiamo permettercela e che negli ultimi dieci anni purtroppo ne abbiamo possedute solo 5)

Ci basta sapere di avere qualcosa in comune con un la più tecnologica Hypercar al mondo.
Oggi, ci sentiamo contenti così. 



lunedì 28 aprile 2014

Passione.

Oggi, mi sveglio, scarico la posta, 35 nuove mail, senza spam, e buon lunedì a tutti.
E' comunque un buon lunedì, in questi giorni ho assistito ad una magia e lo scintillio è ancora nei miei occhi.

Ho visto la passione. Quella dei film, esattamente quella.

Un voluttuoso tango ai fornelli, preciso ed impeccabile, perfetto, sebbene assolutamente improvvisato.



Immaginiamo un grande artista, un ballerino talentuoso, che si trovi sul palco all'improvviso, e si abbandoni naturalmente ai virtuosismi degni delle migliori coreografie di sempre.
Il pubblico, sebbene non esperto, riconosce l'arte e annega nell'emozione della performance.
Noi eravamo il pubblico.

Cucinare è trend, molti adesso strimpellano con pentole e padelle, e come si intonava l'inno alla gioia con la diamonica ritenendo di manifestare un grand talento, così adesso sono tutti "creativi della cucina" e sedicenti chef casalinghi, ma la passione è un'altra cosa (opinione personalissima, è chiaro).

La passione ti rimane in bocca; un fluido che ti pervade velocissimamente e cambia, muta, evolve man mano che si impossessa di te.
Perdi il controllo, distingui i sapori in una melodia che colpisce prima gli occhi, poi l'olfatto poi il gusto, e tutto ad un tratto fa risuonare il piacere, insieme ad immagini, colori, suoni e sensazioni.
Un'esplosione ben congegnata, la cui deflagrazione è meravigliosa e persistente.

L'incanto parte dall'idea, dalla combinazione eclettica organizzata per sorprendere e colpire al cuore quel pubblico, e solo quello. Procede col volteggio consapevole e studiato di ogni singolo passaggio ed esplode con la perizia, che al di là delle apparenze, è tutt'altro che lieve. 
Un trucco, il trucco del talento.

Estasi dei sensi e dello spirito, che ti stordisce e ti rimane addosso tutto il giorno, il giorno dopo, quello dopo ancora, e così via, ogni volta che ripensi a quel brivido.

Cosa abbiamo mangiato?
Eh.
Chi  mi conosce sa, che alcune emozioni sono tabu, non si condividono e così anche il menu.


Puro esercizio di retorica o cosa?
Cosa, obiously.
Prepariamo grosse sorprese ed è bene allertare tutti i vostri sensi. :-P