martedì 28 marzo 2017

#trentacoglione #1_ trentaconfusi

Trentaconfusi... no, trentacoglioni.

Secondo post dell'era CherrySpeech, con una necessaria premessa: io non sono femminista, sono gli uomini che proprio non ce la fanno.
Meglio...sono (alcuni) uomini che in questo preciso momento storico non riescono a comportarsi con coerenza e dignità. Sono #trentacoglioni ecco tutto.




Raccolgo testimonianze, chiedo, mi informo da tempo, almeno cinque anni, ed inizio a pensare che la generazione maschile nata tra il '75 e l'85 sia stata contaminata da qualche cibo tossico, altamente tossico, che ha disintegrato parti essenziali del cervello (e del cuore), responsabili di sensibilità, coerenza, responsabilità e coraggio. Non ho dati sufficienti sugli esemplari fuori dalla decade incriminata, ma se fossero a vostra disposizione, sentitevi liberi di suggerire integrazioni.

Esemplifico:

1.
Una donna adulta (a trent'anni circa qualifichiamola come adulta!) incontra un baldo giovane.
Il suddetto giovane è piacente (ha un certo quid), diciamo che supera la massa informe di cerebrolesi, egoisti, fancazzisti fieri del loro essere, e si decide di uscire insieme scoprendo una certa intesa.
Certa intesa, ad una certa età, potrebbe anche significare cessione consapevole delle proprie virtù per godere del momento, nell'ottica dell' #ognilasciataèpersa
Gli stati sequenziali sono:
entusiasmo, conivolgimento e poi morte. Morte certa.

Perchè?

Dopo un certo numero di appuntamenti (3-7 circa) la donna inizia (erroneamente) a credere che quella che si configurava come un'intesa anomala e fine a se stessa, potrebbe qualificarsi come una frequentazione più o meno formalizzata. Ci si potrebbe innamorare insomma. (ci si potrebbe, sottolineo).

ERRORE IRREVERSIBILE.



Quello è il momento esatto in cui l'uomo (noto come il trentacoglione) inizia ad indietreggiare.
Lentamente indietreggia con fare filosofeggiante, accampa una lentezza (ritardo sarebbe decisamente appropriato) nella gestione del rapporto (in opposizione ad una conclamata velocità della partner) e si disintegra nell'etere vigliacco ed apparentemente godereccio del "rimaniamo amici, ora non sono pronto".

Continuo a chiedermi: "perchè?"

L'homme (noi, burloni napoletani, aggiungeremmo con piacere allegri epiteti) crede che il passaggio da scopamici a fidanzati (in senso largo) provochi qualche strana esplosione nucleare?

Rassicuriamoli: non esplode niente, va tutto bene. Respirate, respirate, respirate.
Cercate nel buco nero della vostra smisurata personalità un pò di coraggio, quel tantino che serve a rischiare (se vale la pena, è chiaro) ed a mettersi in gioco in una RELAZIONE.

2.
Una donna (sempre adulta) è felice e contenta nella sua allegra e senza speranze ricerca dell'uomo perfetto, quanto tutt'a un tratto incappa nel corteggiatore, stalker, sedicente marito prossimo.
Non le piace subito, ma non le dispiace neanche. Lui insiste, si accanisce. Per qualche perversa ragione si convince che Lei (la povera vittima) sia la prova del successo planetario che riscontrerà con tutte le donne e non può mollarla per nulla al mondo, pena la fine dell'universo.
Si presenta caparbio, gentile, brillante, educato, addirittura galante a tratti.
Quello che ad un occhio lucido dovrebbe essere uno sfigato qualunque (alla ricerca disperatissima di una scopata facile), diventa un uomo deciso, desiderabile.
Convince le amiche. Anche quelle più rigide e disilluse iniziano a pensare che in fondo uno su mille ce la fa e così il gioco è fatto.

Lei capitola. Si concede (mentalemente innanzitutto) e inevitabilmente perde la lucidità.

ERRORE IRREVERSIBILE.



Lui (sempre il trentacoglione), raggiunto il suo spicciolo traguardo (superato il primo turno ad eliminazione della champions alla playstation, per intenderci), si disinteressa completamente alla cosa e scappa a gambe levate.

E così, quella che doveva essere una freccia di Cupido, si trasforma in uno spiedo più o meno lungo che infilza giovani fanciulle, che invece di cuocersi nei tempi giusti, si brucia carbonizzato con una tristemente sola (e discutibile) fiammata. 
La domanda è sempre la stessa: "perchè?"

Ci penso, ci penso, ci penso. Non riesco a darmi una risposta che abbai una sua logica.
Credo che l'errore sia esattamente questo: cercare una spiegazione coerente con la logica di una donna.
Gli uomini sono uomini. Se fossero donne non sarebbero trentacoglioni.

ps 
Le generalizzazioni non sono mai un buon metodo d'analisi. Le eccezioni esistono, gli uomini giusti esistono.
Molti sono gay (ma questa è un'altra storia).

CL



venerdì 24 marzo 2017

Folfiri o Folfox tour_ Afterhours @Napoli

Ne ho visti tanti, come Rocco di patate (o forse non così tanti), di concerti degli Afterhours.
Eppure nessuno, e dico nessuno, che sia stato così, nel senso buono, potente, violento ed aggressivo.
Una casa della musica, quella di Napoli, che è letteralmente esplosa di musica ed energia.









Né pani né pesci - Ballata per la mia piccola iena - San Miguel - Musa di nessuno - Non voglio ritrovare il tuo nome - Ti cambia il sapore - Costruire per distruggere - La tempesta è in arrivo - Male di miele - La verità che ricordavo - Bye Bye Bombay - Padania - La vedova bianca - Ci sono molti modi - Quello che non c’è

sono solo alcune delle bombe assordanti lanciate ieri sera, in una guerra di suoni ed emozioni.

Fuori da tutti gli schemi e dalle abitudini, tutto assume una connotazione più forte, come una pagina di un libro che sottolineiamo con forza anche dopo averla letta tante volte. Come un testo che già conosciamo, ed in effetti lo conosciamo tutti a memoria, che all'improvviso diventa importante, che va urlato, che va riscritto a caratteri cubitali.

Ci colpisce, ci investe, ci travolge, ci riempie. E' il dono della musica. 

Manuel e Rodrigo dominano la mia attenzione, come Nick Cave e Warren Ellis. 
E l'intro dei dirty three, in effetti, lasciava presagire grandi cose.
Richiesta preparazione atletica e psicofisica per assorbire e per ascoltare, per sostenere consapevolmente il rumore, che è sempre fuori, ma soprattutto dentro di noi.

L'ultima volta, pensavo che sarebbe stata l'ultima volta. Non era vero. 
La musica nella vita non è mai superflua, non è mai veramente lontana, ma soprattutto non è mai  abbastanza!

martedì 21 marzo 2017

#trentacoglione #0_ la leggenda


I coglioni, narra la leggenda, dovrebbero essere solo due.

Eppure, ahimè, studi scientifici dimostrano che non due, bensì cinque o sei trenatacoglioni, almeno, si annidano sulle dita di ogni fanciulla che abbia voglia di contare, così, nel tempo libero, le proprie delusioni davanti ad una cioccolata calda ed un paio di pancakes. 

Mia nonna, dal canto suo, soleva sempre raccontarmi che ai suoi tempi, finita da poco la guerra, non ci fosse un gran numero di giovani disponibili ad ammogliarsi. Tuttavia, ella era riuscita, anche pescando in una ristretta gamma di partiti, a ben scegliersi un marito figo, nonché più giovane di lei.

Oggi, malgrado la moltiplicazione di pani e pesci e l'assenza di catastrofi pregresse vicine nel tempo, si riscontra egualmente una carestia di uomini.

Avere trent'anni non rappresenta più un traguardo di maturità e consapevolezza. Si potrebbe altresì dire che "trent'anni is the new black": un buco nero in cui gli uomini si annidano come pipistrelli a testa in giù, di modo che le loro due teste, quella appoggiata sul collo (vuota, per cui leggera) e quella di cazzo, si confondano irrimediabilmente.

cos'altro aggiungere? direi che sono tempi duri! ...almeno i tempi! 

CL

sabato 18 marzo 2017

#LET'S GO OUTSIDE #0

#0 #whislist


Usciamo! scappiamo! voliamo! corriamo!
Perché l'idea di viaggiare ci mette di buonumore.
Parigi, Madrid, Tokyo, Singapore, Copenaghen, Ischia, Shanghai, Kuala Lumpur.
Non importa come. Che sia la vita a portarci lontano, o che siamo noi a spingerci un po' più in là, quello che conta è tenere gli occhi aperti, la mente libera, e il cuore acceso.
buon viaggio!





mercoledì 15 marzo 2017

Sette buoni consigli per affrontare con serenità le Idi di Marzo

Se stamattina, svegliandovi, àuguri ed aruspici vi hanno chiamato per consigliarvi di non uscire, e se vi sentite un po’ Giulio Cesare e il giorno delle idi vi sembra funesto, allora potreste seguire qualche buon consiglio di Shakespeare su come affrontare la vostra giornata.

Secondo alcune voci di corridoio una leonessa ha partorito per le strade, tombe si sono spalancate e hanno restituito i loro morti; feroci guerrieri di fuoco hanno combattuto sulle nuvole, in ranghi e squadroni e in assetto di guerra, sprizzando sangue sul Campidoglio; il rumore della battaglia risuonava nell'aria; nitrivano i cavalli e gemevano uomini morenti; spettri gridavano e ululavano per le strade.



A questo punto, ci sono alcune cose che potete fare:

1.  Correte alle vostre case, cadete in ginocchio, e pregate gli dei di fermare la peste   che di necessità deve piombare su questa ingratitudine.

2.  Radunate i miserabili della vostra specie; portateli sulle rive del Tevere e versate  lacrime nel fiume finché l'onda più bassa non baci le sue rive più alte.

3.   State attenti alle idi di marzo!

4.  Voi, dei, rendete i deboli più forti; in tal modo voi, dei, rovesciate i tiranni. (Perché l’autostima è importante)

5. Tenete bene a mente che non c'è torre di pietra, non mura di bronzo battuto, né carcere senz'aria , né forti catene di ferro, che possano imprigionare la forza dello spirito. Se so io questo, sappia allora tutto il mondo che quella parte di tirannia che subisco posso scuotermela di dosso a mio piacere. E così io, così ogni schiavo, ha in mano il potere di cancellare la sua cattività.

6.  Dobbiamo essere sacrificatori ma non macellai. Noi tutti combattiamo lo spirito (di Cesare), e nello spirito degli uomini non c'è sangue.

7. Buoni amici, abbiate l'aria fresca e allegra. Il nostro aspetto non rivesta i nostri propositi ma portiamoli come fanno i nostri attori, con spirito saldo e ferma dignità.

buongiorno, dunque, a ognuno di voi.

Tuttavia, è ancora dubbio se Cesare, oggi, uscirà oppure no; perché ultimamente è diventato superstizioso, con opinioni del tutto diverse su fantasie, sogni e premonizioni. Può darsi che i prodigi apparsi oggi, il terrore inconsueto di questa notte e i pareri dei nostri aruspici lo tengano lontano dal Campidoglio.


Non temete. Se ha deciso così, io so come ribaltare la decisione. Infatti ama sentire che gli unicorni possono esser traditi dagli alberi, e gli orsi dagli specchi, gli elefanti dalle buche, i leoni dalle reti e gli uomini dagli adulatori.

I codardi muoiono molte volte prima della loro morte; i coraggiosi gustano la morte una volta sola.
Di tutti i prodigi di cui ho sentito, il più strano mi sembra il timore degli uomini nel vedere che la morte, una fine necessaria, verrà, quando deve venire.

Che dicono gli auguri?
Non vogliono che tu esca oggi.

Gli àuguri, estratte le interiora di una vittima, non hanno trovato un cuore nella bestia.

Gli dei fanno questo per svergognare la codardia.

Cesare sarebbe una bestia senza il cuore se dovesse restare a casa per paura.
No, Cesare non lo farà.

Il pericolo sa bene che Cesare è più pericoloso di lui.

C'è una marea nelle cose degli uomini, che, presa quand'è alta, conduce alla fortuna; perduta questa, tutto il viaggio della vita è confinato in secche e sventure. Su tale mare in piena adesso galleggiamo, e dobbiamo prendere la corrente quando serve oppure perdere il carico.


Se oggi osate combattere, scendete in campo; altrimenti quando ne avrete il fegato.

fonte: William Shakespeare, Giulio Cesare, 

lunedì 16 gennaio 2017

LA SVOLTA CELESTE. IL RISCATTO DI ATLANTE.

Atlante, descritto nell'Odissea come uno dei pilastri del cielo, fu condannato da Zeus a reggere sulle spalle la volta celeste per essersi alleato con Crono nella guerra per la conquista dell'Olimpo, vinta ovviamente da Zeus.

Atlante, costretto a convivere con questo peso per l'eternità, riuscì a convincere Eracle a sostituirlo temporaneamente nella sua punizione, a patto che quegli andasse a raccogliere i pomi d'oro delle Esperidi.
Recuperati i pomi, pero', per Eracle fu assai difficile convincere Atlante a riprendere il suo posto, e dovette ricorrere a uno stratagemma: gli chiese di tenere momentaneamente la volta per potersi mettere sulle spalle un cuscino.

Atlante si riprese il cielo, Eracle se ne andò, si prese i tre pomi, e si fece beffa di lui.

Stefano Parisio Perrotti inverte la tendenza della vita di Atlante, e gli da la possibilità di liberarsi del suo peso. Lo rende autonomo, indipendente, fiero. 

In piccole sculture, tanto entusiasmo. Atlante si riappropria della sua vita, e si gode il piacere di portare sulle spalle un peso leggero, o di non portarlo affatto.






















In mostra al MANN di Napoli, segna per me l'inizio di questo 2017. 

Ironia, semplicità, cultura, immediatezza.






In una piccola sala, un concentrato di emozione, ed un sorriso.




La mostra si intitola "La svolta celeste. Il riscatto di Atlante"


www.pariperro.it

giovedì 5 gennaio 2017

Il Giorno Uno.

Il Giorno Uno è quando decidi che le cose cambiano.

E' quando compri un nuovo fondotinta prima che il tuo si sia esaurito fino all'ultima goccia, e pure quello di tua sorella e di tua madre; è quando temperi una matita che non ti serve solo per il gusto di vederla appuntita; quando realizzi che non terrai mai l'armadio in ordine, ma che scriverlo nella lista delle cose da fare ti da una certa soddisfazione.

Il Giorno Uno è quando decidi di non essere più in ritardo, sfidando il tuo dna.


Le stagioni, che non sono più mezze, non ti aiuteranno. 
Senza riferimenti, senza equilibrio e senza ordine, il Giorno Uno è quello in cui prendi l'incertezza, la pieghi in quattro parti e te la metti in tasca.

Nel Giorno Uno la paura esiste, ma ha perso il suo smalto, perché la paura, si sa, non serve a niente.
"Indossare il vuoto con classe" forse sarà sempre di moda, tra chi osserva la propria vita riflessa nelle vetrine dei negozi nei centri commerciali. La verità è che metterti gli occhiali da sole non ti farà avere più carisma e sintomatico mistero se sei un coglione.


Il Giorno Uno è quello in cui sai che sbaglierai ancora e ancora, ma decidi di farlo con serenità.Quando decidi che le pentole vuoi graffiartele da solo e che le verità, come le uova, preferisci che te le sbattano in faccia piuttosto che farci lo zabaione di prima mattina.


Il Giorno Uno non ha niente a che vedere con l'inizio dell'anno. E' quello in cui ti accorgi di quante cose sono cambiate, e per la prima volta dopo tanto tempo sorridi, perché per la prima volta finalmente, ti rendi conto che è solo l'inizio!
Buon anno! buon 2017!

Che i vostri giorni siano sempre diversi uno dall'altro.
Questo è l'augurio più bello che senta di fare a tutti!

sabato 31 dicembre 2016

Buon 2017, tra misfatti, asintoti e amatissimi almanacchi!

Apro l'Internet e cerco il post dei propositi e dei saluti dell'ultimo dicembre, quello con cui ho salutato il 2015 ed accolto con grandi auspici il 2016, non c'è.

Ecco svelato il misfatto!

La congiuntura cataclismatica che tanto ha reso insopportabile questo 2016 è una mia responsabilità.



Mi sento quindi in dovere di mettere nero su bianco le mie riflessioni ed i miei migliori auguri, a vantaggio di tutti.

L'anno è scivolato via veloce, velocissimo, tanto che i propositi ( elaborati nella mente ed annotati qui e lì, in agende smarrite chissà dove), sono rimasti, in gran parte tali.
In compenso abbiamo fatto cose, visto gente, imparato moltissimo, soprattutto su noi stessi e sul valore delle vere amicizie, sull'intuito, sul talento, sull'amore e sulla vita.



Lontani dall'essere divenuti saggi, ricchi e divini, abbiamo capito cosa vorremo essere in quest'anno che sta per arrivare, dove vorremo andare e cosa ci servirà.
Il come non è incerto, è in costruzione.
Il tempo non è noto, ma la dead-line cristallina.
L'impegno è chiarissimo, tende asintoticamente a + infinito, direttamente proporzionale alla gloria ed inversamente al tempo ( necessario ai goals).

Come sempre, tanto fumo, fucsia si sa, come piace a noi, inebriante, aromatizzato e multilingua.

Il mio augurio è la mia personalissima tradizione, tratto da:



Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Si che è vero, ne sono certa, come ogni anno e quindi,
tanti auguri a tutti noi*







Il ciclo di vita del proposito medio, altro che "effimera"!

Ogni anno puntualmente qualunque essere vivente (anche i sassi e le foglie suppongo) reputa sia il caso di cimentarsi nell'arte dei propositi!
Tecnicamente la cosa si verifica almeno 2 volte all'anno, nei casi più gravi ogni santo lunedì mattina ma limitandoci alla norma, si attesta a settembre e a fine dicembre!
L'anno finisce?
Si fanno i bilanci e a braccetto con loro si palesano i famosi propositi, quei pensieri quasi sempre super buonisti, in cui il nostro cervello si imbatte impantanandosi alla grande!


Ebbene, quest'anno sarò più buona,

venerdì 28 ottobre 2016

MARINA ABRAMOVIC_THE SPACE IN BETWEEN


La mia illusione che a 70 anni la sofferenza possa essere ormai superata, che la saggezza possa portare alla pace spirituale e che tutta la rabbia dovuta ai tradimenti possa scivolare addosso senza lasciare tracce, si è ormai dissolta.
Marina Abramovic, tonica come poche, nuda come non mai, urla in un silenzio composto la sua disperazione.
Lo fa in una maniera non inusuale, e mi colpisce il fatto che porti avanti lo stesso tentativo di Nick Cave, ossia quello di documentare i pensieri attraverso il video. In due film proiettati nelle sale solo per un paio di giorni, a distanza di una settimana, entrambi esorcizzano le paure, ognuno secondo le sue inclinazioni, attraverso la comunicazione.
Nick Cave, nel film documentario "One more time with feeling", aveva portato con sé una troupe negli studi di incisione del suo album, e anche un po' a casa sua, per raccontare e raccontarsi, in un momento di crisi profonda.

Marina Abramovic, invece,  parte per un viaggio, che la porta nel cuore dell'esoterismo del Brasile.
Tante facce, sguardi profondi ed esperienze singolari, che contengono in sé e poi sprigionano con forza il sapore della magia, che è propria della creazione. Quella stessa magia che Nick Cave utilizzava, o di cui era tramite, nel momento in cui, mettendosi al piano con aria incerta, si lasciava andare alle note, che fluivano secondo una improvvisazione precisa e scandita, dettata, forse dalle stelle.
Certo, questo a meno di considerare che le stelle siano proprio loro, gli artisti al servizio della natura, dei sentimenti nascosti ai più. Depositari di una sensibilità fuori dagli schemi e dal comune, con il compito di spiegarla agli altri, in una frustrazione più o meno costante.
Il metodo Abramovic, che consiste nel mangiare a colazione uno spicchio d'aglio e una cipolla, è quello che le consente, dice, di visitare i posti più impervi del pianeta senza ammalarsi mai.
Libera nella vita ma non nell'anima, si spinge alla scoperta di sensazioni nuove. Beve, mangia, medita, prega, cammina, parla con la gente. Non c'è nulla di artefatto in un viaggio che, come tutti i viaggi, è finalizzato alla riscoperta di sé. Una rinascita, necessaria e inevitabile, dopo una sofferenza che ha pervaso completamente il corpo e lo spirito.
Incontra, sul suo percorso, donne che, nella semplicità e nell'ignoranza, hanno vissuto una vita ricca della gioia di aver aiutato gli altri.
Lei, protagonista indiscussa della sua vita e del suo viaggio, si mette a nudo, spiritualmente e fisicamente, e mostra a tutti le sue debolezze, e contemporaneamente la sua forza, con l'esibizionismo proprio di una donna che  non si vergogna di essere umana.
Piange, si dimena, si lascia toccare, massaggiare, cospargere di terra, ma soprattutto si affida. Nella sua ricerca di un po' di pace, si abbandona a riti tribali e si fa travolgere dalle tradizioni di un paese che non è il suo.
Colori, vibrazioni, intuizioni, empatia.
Il film è un'esperienza, la sua, che sceglie di condividere con il suo pubblico. Si mette in gioco, come lei sa fare, e si concede.
Differente è la sensazione che si prova invece nel sentirle dire che intende lavorare un po' dietro le quinte, verso la fine del film, per rendere  protagonisti delle sue opere i suoi spettatori.
Marina Abramovic è artista e opera d'arte, e questo non potrà mai prescindere dalla sua opera. Sarà sempre al centro di ogni suo progetto, perché il germe di follia che è dentro di lei, può manifestarsi solo attraverso il suo viso, i suoi occhi, il suo corpo, anche se, per un attimo dovesse decidere di mettersi un po' in disparte.
Questo è quello che io, da spettatrice, vedo di lei.

giovedì 20 ottobre 2016

SKELETON TREE / ONE MORE TIME WITH FEELING

L'acqua mi ha sempre fatto un effetto particolare. E' a contatto con l'acqua che spesso mi si illumina la mente.
Due giorni fa, a casa di un amico, Marianne Faithfull. Deep water, musica di sottofondo dei titoli di coda di "One more time with feeling", film documentario sulla sofferenza di Nick Cave.



In bianco e nero, ma più nero che bianco, in inglese, con i sottotitoli, in 3d.
Un senso di nausea che non sai spiegare se sia dovuto al non poterti togliere gli occhiali o alla densità delle emozioni. 
Apnea, è lo stato in cui si trovano tutti quelli che guardano il film con me, estranei accomunati dalla passione per la depressione, forse.
Nick Cave è cambiato, non è più lo stesso, e forse non sarà mai più quello di prima. Nonostante questo, mette tutti in secondo piano con il suo carisma. E' potente la sua immagine, potente la sua energia. Non ha importanza quanto il film sia ben strutturato, ben montato o ben realizzato (3d a parte, che avrei evitato senza pensarci su due volte), perché la presenza scenica, il fascino, l'intelligenza di un uomo che è protagonista del palco come della sua vita, lasciano tutto e tutti in secondo piano.
Ci ho pensato per giorni, senza riuscire veramente ad elaborare i pensieri. Le parole impresse nel cervello, i discorsi metabolizzati in un minuto, i testi delle canzoni spiegati, recitati, indelebili.
E' la vita osservata da un uomo intelligente, che non è sempre a lieto fine, che è cambiata irreversibilmente con la morte del figlio. Una distrazione imperdonabile, un momento di buio dal quale è impossibile risvegliarsi. Un uomo nuovo, vecchio, o comunque non più giovane. Una quotidianità stravolta, che viene osservata con lo sguardo attentissimo di chi sa cosa voglia dire vivere la propria vita con consapevolezza, e che nonostante questo non trova un modo, e non conta di trovarlo.
Illuminante, magico, ipnotico. La devastazione di un uomo condita dall'inquietudine che sempre ha contraddistinto la  sua musica.
Rispettoso, composto, elegante. Lascia trasparire la sua rabbia, la sua frustrazione, ma soprattutto la sua sofferenza, senza cadere mai nel patetico, senza essere mai stucchevole, seppur malinconico.
Questi gli aspetti che riguardano strettamente la "trama" del film.
Un'altra sfera si insinua invece nelle immagini e tra gli spartiti e tra le improvvisazioni, ed è quella che riguarda la magia della composizione. L'ispirazione, quella che sembra arrivare da "altrove". L'artista che diventa un mezzo al servizio di una forza più grande, che lo pervade e che lo anima nel momento della creazione. Una forma di trance, imprescindibile ed inspiegabile, inevitabile.
Skeleton tree è una melodia in cui lasciarsi cullare come dalle onde. Un lamento nel quale galleggiare, un mare semiagitato da cui farsi trasportare, senza mai arrivare alla deriva. Un brodo primordiale di sentimenti di cui non spaventarsi, perché quando ci si accorge di essere stati travolti, ormai è già tardi, e non c'è altro da fare, se non lasciarsi andare.
Trasformare il dolore in creatività è difficile anche per chi nel sangue ha l'arte.
Mostrarsi, senza aver paura di risultare un essere umano (per quanto possibile). Esprimersi, senza essere mai banali, senza cadere nella tentazione di piangere. Resistere, e contemporaneamente abbandonarsi.
Difficile, e comprensibili, come tutte le cose, solo a chi vuol comprendere.
Il film, per chi vuole resistere.
Il disco, per chi vuole lasciarsi andare.

domenica 2 ottobre 2016

Arance, banane e molte verità.

Oggi mi sento simpatica e sebbene, il titolo faccia presagire un intento polemico, voglio dichiarare che no, ho proprio voglia di farmi una risata e così farò alcune riflessioni in relazione ad alcune simpatiche situazioni.

Tutte hanno un tema dominante: la simpaticissima relatività delle opinioni o presunzione.

Presunzione ad esempio di ritenere che tutto sia relativo ed oggetto di opinione personalissima.
L'antidemocraticismo che in me è latente mi fa già rabbrividire quando ascolto opinioni fantasiose su questioni sociali o estetiche (ma quello è un mio problema), quando tuttavia si affrontano questioni tecniche, scientifiche, accademiche, il circo del "la mia opinione è..." è davvero esilarante.
Soprattutto in quei casi in cui un'opinione non è contemplata, poichè esiste una realtà oggettiva autoevidente. es. 1 banana + 1 banana = 2 banane. 

(Storia n1)

A tal proposito un'amica ha pubblicato su facebook questo simpatico sistema di equazioni da fruttivendolo che ha eccitato le menti matematiche dei suoi amici. 



venerdì 23 settembre 2016

FertilityDay: “Andiamo a procreare”? Macché, “Corriamo a cancellare”!

Parlare di FertilityDay in questi giorni non è decisamente semplice.
Per la complessità del tema, penserete, ed invece no, non solo.
Per l’enorme e stratosferico putiferio che ha scatenato il Ministero della Salute con le sue ben 2 campagne di sensibilizzazione al riguardo.






Da dove partiamo?
No perché in questi giorni è successo davvero di tutto, ne sta parlando veramente chiunque e come al solito qui da noi il tema non si centra mai, è solo un continuo vociferare, polemizzare e cancellare di volta in volta le tracce degli “orrori” commessi. 
Procediamo per gradi, magari dalla prima campagna, quella degli inizi di settembre, anche se prima necessito di una piccola premessa etimologica.
Ha una vaga idea il Ministero suddetto del significato del termine “sensibilizzazione”, no perché a noi, donne, uomini e bambini, forse sfugge.
Sensibilizzare dovrebbe significare creare affezione verso una materia previa informazione e divulgazione, non sparare dati più o meno precisi, infarciti da frasi oscene ed offensive.
Perché pur volendo lasciare per un attimo da parte la gigantesca inadeguatezza e l'assoluta incompetenza dell’Agenzia responsabile (su cui ragioneremo tra poco), questa campagna ha solo un colossale comune denominatore che è l’OFFESA, gratuita e virale aggiungerei!


Quella carrellata di immagini malfatte riesce infatti a risultare offensiva praticamente per tutti, cioè per il 100% del target di riferimento (ed in questo bisogna certamente riconoscere della bravura). Chapeau!
La campagna delle clessidre e del tic tac “datti una mossa”, attacca infatti in un colpo solo contemporaneamente:
  1.  Le donne che si sentono tali a prescindere dall'essere madri per qualsiasi motivo (carriera, scelte personali, esperienze negative etc).
  2.  Le donne che vorrebbero tanto trasformarsi in una macchina sforna bebè, ma che non possono perché:
              a) sono sole 
              b) non hanno un lavoro
              c) hanno un lavoro (e non vogliono perderlo)
              d) il loro compagno/marito non ha un lavoro o se gli va bene lo rinnovano a 3 mesi
              e) sono malate

        3. Gli uomini che se non fanno figli sono considerati cattive “leve” inutili alla società.
        4. Le coppie che hanno problemi di concepimento.



Ora, in barba anche ai palesi richiami alle più illustri ideologie nazionaliste, capirete bene che la Ministra (mamma di due gemelli a 43 anni), sia corsa ai ripari preparando un’altra campagna.
Olè!
Siamo in Italia ed i nostri strateghi sono quello che sono per carità, nessuno si aspettava un FertilityDay (che poi, come ha giustamente già evidenziato qualcuno pure il nome in inglese, ma perché???) geniale ed innovativo come quello della Danimarca (di cui vi rimando al link perché davvero possiate prendere atto dell’abisso che ci separa dai cugini danesi https://www.youtube.com/watch?v=vrO3TfJc9Qw ), ma attenzione, quella che a noi può sembrare fantascienza lontana anni luce, non è altro che un approccio realista e consapevole al tema perché basato, molto semplicemente, sul sacrosantissimo concetto dell’ INCENTIVO (parola quest’altra evidentemente sconosciuta nei grigi palazzi del Ministero).


Chiudiamo gli occhi e cerchiamo di dimenticare le enormi differenze socio economiche che ci separano da questi paesi, non serve certo che risorga Einstein per spiegare che le persone vanno incentivate dopo esser state debitamente informate, ma soprattutto lo capiamo anche noi comuni mortali che le proiezioni demografiche ci vedono da qui a 50 anni come un paese di vecchi e che quindi sì, è bello, buono e giusto fare i figli!

Bene!
Il nostro bel Ministro cosa fa?
Presenta l’altra campagna, questa più mirata agli stili di vita da assumere, e a quelli da non assumere, per avere una Fertility di ferro!
Ecco comparire opuscoli in pdf con immagini già usate per vari spot e locandine anni 90 in cui va in onda: “L’ariano è bello e poi c’è l’uomo nero.”
Il biondo è sano, il nero drogato.
Beatrice ci dice che il razzismo sta in chi lo vede, e c’avrà pure ragione, ma dico io, diciamo noi, possibile che questa campagna sia stata fatta proprio così, cioè proprio così male?
Contenuti meno di zero, grafica da far rabbrividire gli affezionati di Paint e testi di una delicatezza che manco Jack lo squartatore.
No, perché dovete sapere che (e qui riprendiamo il discorso dell’agenzia, almeno di quella presunta) questa Mediaticamente, con sede a Milano, ha vinto un appalto di 113.000 euro per dare vita a quest’oscenità, poi debitamente e prontamente cancellata dal loro portfolio secondo una moda lanciata dalla stessa Lorenzin.
Eh sì perché la Ministra prima lancia la campagna, poi twitta, poi licenzia (almeno così pare) e poi oscura temporaneamente il sito per cancellare i risultati di queste menti eccelse.
Che poi, se ti vai a fare una passeggiata sul sito del Ministero, scopri che hanno pure imparato cose nuove come lo streaming.
Seguono addirittura il recente trend del metterci la faccia per ispirare fiducia, tant’è che si trova il video della Bea che spiega la campagna per filo e per segno.
Certo, qualcuno le avrebbe potuto ricordare il famoso concetto dell’ incentivo, in modo che quella notiziona, secondo cui “ le società scientifiche che hanno aderito offriranno visite gratis una volta a settimana ai ragazzi dai 18 ai 25 anni nel prossimo mese”, l’avrebbe potuta annunciare con un po’  di enfasi in più.
Ma forse gli strateghi temevano che poi ci saremmo ribellati per davvero, rivendicando piuttosto diritti sul lavoro, asili nido, agevolazioni per i neo-genitori eccetera, eccetera, eccetera.



Lungi da me il volermi impelagare nel troppo facile discorso dei presupposti economici inesistenti, che lascio volentieri al Premier che ha archiviato il caso FertilityDay come “inguardabile”, ho cercato davvero di trovare una spiegazione a tutto questo.
E niente, se non voglio pensare che l’agenzia in questione abbia preso di mira la Ministra per qualche irrisolto dramma adolescenziale (hai visto mai qualche traumatico rifiuto tra i banchi di scuola o scambi di fidanzatini a tradimento), devo per forza dedurne che in realtà dietro tutto questo si celino i pubblicitari della Durex, ed allora sì che ci troveremmo di fronte a geni assoluti di marketing!



Una soluzione migliore potevano trovarla sfruttando le tantissime eccellenze che abbiamo in casa,…
che ne so pure chiedendo a Fedez di scritturare qualcuno per quello che sarebbe potuto diventare il nuovo tormentone della stagione “Andiamo a procreare”, e invece no, hanno preferito correre a cancellare!
Fonte: www.equazioni.org