mercoledì 27 novembre 2013

Un giorno sulla prospettiva Nevskij

Stanotte ho sentito un po' freddo. A voler essere più precisi ho sospettato che il mio cervello si stesse surgelando. La gestione sotto il piumone del resto del corpo ha funzionato, ma il vero problema è stata la calotta cranica. Le immagini più disparate hanno cominciato a pervadermi come il gelo nelle ossa, e stamattina mi sono svegliata pensando alla neve, e a quella sensazione di gelo ingestibile che si può provare fuori dall'ingresso dell'Ermitage, a San Pietroburgo, dove capisci che dovrai camminare un po' per impedire alle tue ginocchia di atrofizzarsi, e vorresti anche smettere di respirare per impedire alla brina di solidificarsi nella tua sciarpa. E neve sulle ciglia.

Mosca

I più esperti, oramai indenni alle morse del freddo, suggeriscono che se vedi il sole, in Russia, significa che la temperatura sia scesa al di sotto del 25 gradi. Se nevica, poi, provi un senso di calore; e se ti sposti da Mosca a San Pietroburgo, preparati combattere con un'umidità dell'80%. 

-25, con l'80% di umidità. Lo ribadisco, anche se non potrei dimenticarlo nemmeno se volessi.

Erano le sei del mattino quando ho messo piede (tra la neve, che te lo dico a fare) a S. Petersburg, dopo un viaggio in un caldissimo vagone letto. Catapultarsi da giaciglio a sentieri innevati "scavati", un metro di neve destra, uno a sinistra, è un po' più che "rigenerante"!

San Pietroburgo alle 7:00 del mattino


L'ebbrezza di provare a non scivolare al minimo "scioglimento dei ghiacciai", e di cercare vagamente di comprendere come potrebbe essere vivere in un posto dove il bianco domina per molti mesi, è un'esperienza difficile da raccontare.

Il desiderio profondo e costante di un posto caldo che ti conforti ogni due ore, come le poppate di un neonato, quello di tuffarti in un piatto di borsh, quello di prendere un caffè che ti costa come una cena, di scattare foto che non verranno a fuoco (neanche loro) pena perdita dei polpastrelli, ti accompagnano ad ogni passo, con tanto di doposci che affonda.

nel piatto: borsh; nel bicchiere: succo non identificato


Mosca ti torna in mente, vivida, ogni volta che senti freddo, e ogni volta che di fronte a te si stagliano strade enormi e difficili da attraversare. San Pietroburgo, invece, ogni qualvolta ti si presenti quel malsano pensiero per cui ti pare di sentire la mancanza dell'inverno.
Poi però ti fermi un attimo, rinsavisci, e ripensi a quando, in preda alla vodka, ti sei trovato ad urlare per strada a squarciagola 

"D' inverno, a Napoli, ci sono 15 gradi!!!! non -15!!!".

Ci sono momenti in cui pensi che non sopravviverai, che ti guardi intorno con aria stordita desiderando pezzetti di cioccolata, elisir per prolungare il videogame (perché è un videogame giusto... mica è possibile che faccia così freddo!!!), ma ecco che un cicchetto di vodka al limone (eh si, lì te la servono come la tequila, ma senza sale) ti salva la vita, e ti fa dimenticare che per cogliere la giusta inquadratura ti stai inginocchiando nella neve (vedi foto sotto).

San Pietroburgo fotografata con le ginocchia nella neve

Beh, comunque, dopo aver scattato e realizzato, puoi bestemmiare. E' consentito.

Il buio arriva presto, e un tepore magico ti travolge verso le 8 di sera, e ti spalanca gli occhi verso la notte. Di notte non fa più freddo, fa freddo uguale.
Il sole ritorna, la mattina dopo, avvolto in una coltre bianca. 
Ne sono certa: anche lui ha freddo!

Una bottiglia sempre in tasca, e allora si che puoi affrontare la giornata. 
Ne vale di certo la pena:
un giorno, sulla prospettiva Nevskij, per caso vi incontrai Igor Stravinskij!

Prospettiva Nevskij_ metro



lunedì 25 novembre 2013

Trentaconfusi... no, #TRENTACOGLIONI #1

Trentaconfusi... no, trentacoglioni.

Secondo post dell'era CherrySpeech, con una necessaria premessa: io non sono femminista, sono gli uomini che proprio non ce la fanno.
Meglio...sono (alcuni) uomini che in questo preciso momento storico non riescono a comportarsi con coerenza e dignità. Sono #trentacoglioni ecco tutto.




Raccolgo testimonianze, chiedo, mi informo da tempo, almeno cinque anni, ed inizio a pensare che la generazione maschile nata tra il '75 e l'85 sia stata contaminata da qualche cibo tossico, altamente tossico, che ha disintegrato parti essenziali del cervello (e del cuore), responsabili di sensibilità, coerenza, responsabilità e coraggio. Non ho dati sufficienti sugli esemplari fuori dalla decade incriminata, ma se fossero a vostra disposizione, sentitevi liberi di suggerire integrazioni.

Esemplifico:

1.
Una donna adulta (a trent'anni circa qualifichiamola come adulta!) incontra un baldo giovane.
Il suddetto giovane è piacente (ha un certo quid), diciamo che supera la massa informe di cerebrolesi, egoisti, fancazzisti fieri del loro essere, e si decide di uscire insieme scoprendo una certa intesa.
Certa intesa, ad una certa età, potrebbe anche significare cessione consapevole delle proprie virtù per godere del momento, nell'ottica dell' #ognilasciataèpersa
Gli stati sequenziali sono:
entusiasmo, conivolgimento e poi morte. Morte certa.

Perchè?

Dopo un certo numero di appuntamenti (3-7 circa) la donna inizia (erroneamente) a credere che quella che si configurava come un'intesa anomala e fine a se stessa, potrebbe qualificarsi come una frequentazione più o meno formalizzata. Ci si potrebbe innamorare insomma. (ci si potrebbe, sottolineo).

ERRORE IRREVERSIBILE.



Quello è il momento esatto in cui l'uomo (noto come il trentacoglione) inizia ad indietreggiare.
Lentamente indietreggia con fare filosofeggiante, accampa una lentezza (ritardo sarebbe decisamente appropriato) nella gestione del rapporto (in opposizione ad una conclamata velocità della partner) e si disintegra nell'etere vigliacco ed apparentemente godereccio del "rimaniamo amici, ora non sono pronto".

Continuo a chiedermi: "perchè?"

L'homme (noi, burloni napoletani, aggiungeremmo con piacere allegri epiteti) crede che il passaggio da scopamici a fidanzati (in senso largo) provochi qualche strana esplosione nucleare?

Rassicuriamoli: non esplode niente, va tutto bene. Respirate, respirate, respirate.
Cercate nel buco nero della vostra smisurata personalità un pò di coraggio, quel tantino che serve a rischiare (se vale la pena, è chiaro) ed a mettersi in gioco in una RELAZIONE.

2.
Una donna (sempre adulta) è felice e contenta nella sua allegra e senza speranze ricerca dell'uomo perfetto, quanto tutt'a un tratto incappa nel corteggiatore, stalker, sedicente marito prossimo.
Non le piace subito, ma non le dispiace neanche. Lui insiste, si accanisce. Per qualche perversa ragione si convince che Lei (la povera vittima) sia la prova del successo planetario che riscontrerà con tutte le donne e non può mollarla per nulla al mondo, pena la fine dell'universo.
Si presenta caparbio, gentile, brillante, educato, addirittura galante a tratti.
Quello che ad un occhio lucido dovrebbe essere uno sfigato qualunque (alla ricerca disperatissima di una scopata facile), diventa un uomo deciso, desiderabile.
Convince le amiche. Anche quelle più rigide e disilluse iniziano a pensare che in fondo uno su mille ce la fa e così il gioco è fatto.

Lei capitola. Si concede (mentalemente innanzitutto) e inevitabilmente perde la lucidità.

ERRORE IRREVERSIBILE.



Lui (sempre il trentacoglione), raggiunto il suo spicciolo traguardo (superato il primo turno ad eliminazione della champions alla playstation, per intenderci), si disinteressa completamente alla cosa e scappa a gambe levate.

E così, quella che doveva essere una freccia di Cupido, si trasforma in uno spiedo più o meno lungo che infilza giovani fanciulle, che invece di cuocersi nei tempi giusti, si brucia carbonizzato con una tristemente sola (e discutibile) fiammata. 
La domanda è sempre la stessa: "perchè?"

Ci penso, ci penso, ci penso. Non riesco a darmi una risposta che abbai una sua logica.
Credo che l'errore sia esattamente questo: cercare una spiegazione coerente con la logica di una donna.
Gli uomini sono uomini. Se fossero donne non sarebbero trentacoglioni.

ps 
Le generalizzazioni non sono mai un buon metodo d'analisi. Le eccezioni esistono, gli uomini giusti esistono.
Molti sono gay (ma questa è un'altra storia).

CL